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Weekly Analyses - 29/2008

Libia: la questione della pesca conferma l’ambiguità del regime nei rapporti con l’Occidente - Messico: la conferenza sulla lotta all'AIDS - Cina: attacco alla polizia in Xingjiang; rischio repressione per gli Uiguri - Georgia: il contesto di crisi potrebbe chiudere gli spiragli apertisi sull’Abkhazia - Israele: l'annuncio delle dimissioni di Olmert apre la strada alla sfida Livni-Mofaz

Equilibri.net (04 agosto 2008)

Libia: la questione della pesca conferma l’ambiguità del regime nei rapporti con l’Occidente.

La mattina di sabato un peschereccio di Mazara del Vallo, con a bordo un equipaggio di sei uomini, quattro italiani e due tunisini, è stato fermato da motovedette libiche a circa 35 miglia nautiche di distanza dalla costa africana. Il peschereccio è stato quindi scortato dalle lance libiche al porto di Tripoli, dove è stato posto sotto sequestro con l’accusa di aver violato le acque libiche e dove sono tutt’ora trattenuti i pescatori.

Il contenzioso nasce dalla decisione unilaterale della Libia di estendere il limite delle proprie acque territoriali, ampliando di 62 miglia marine la zona di tutela biologica, minacciando il lavoro dei pescherecci della Sicilia meridionale che si spingono verso l’Africa. La questione riguardante la pesca rischia di peggiorare ulteriormente i rapporti diplomatici, già difficili, tra le due sponde del mediterraneo. Uno dei motivi di scontro tra i due governi è sicuramente la questione del controllo delle coste contro l’emigrazione clandestina. Sono stati conclusi accordi di collaborazione per questo scopo, ma in Italia si lamenta uno scarso, se non inesistente, impegno di Tripoli, che viceversa a maggio ha denunciato gli accordi, accusando Roma di non tener fede alla promessa di fornire i mezzi necessari al pattugliamento.

La questione del peschereccio “Valeria prima” costituisce un ennesimo esempio del difficile rapporto tra le sponde del Mediterraneo, che già sconta le difficoltà di un passato coloniale. I disagi con l’Italia si inseriscono in un rapporto non disteso con la comunità occidentale più in generale, come dimostra l’arresto del figlio del dittatore libico in Svizzera. Il governo italiano si trova adesso stretto tra le provocazioni di Tripoli, che minaccia la sospensioni degli accordi sul controllo delle coste e l’embargo verso le industrie italiane, e le richieste delle amministrazioni siciliane perché la questione delle acque territoriali venga risolta in sede internazionale e i pescatori possano svolgere il loro lavoro senza vessazioni da parte delle autorità libiche.

Jacopo Marazia

Messico: la conferenza sulla lotta all'AIDS

Il 3 agosto è stata inaugurata a Città del Messico la 17esima conferenza mondiale per la lotta all'AIDS. Nelle dichiarazioni iniziali rilevanza è stata data al tema del diritto all'accesso ai farmaci, per il quale veniva previsto nel 2005 l'obbiettivo di garantire entro il 2010 il trattamento ad ogni malato nel mondo.

La conferenza, che si stima sarà la seconda di sempre per quanto riguarda il numero di partecipanti e che rappresenta la prima tenutasi in America Latina (la 3a regione al mondo per numero di sieropositivi), avviene in un momento in cui, nonostante i risultati positivi raggiunti (con una riduzione per il secondo anno consecutivo nel numero di morti tra i malati di HIV), vi è preoccupazione per l'aumento di nuovi casi in paesi come Cina e Russia e per la scoperta che negli USA le stime di crescita erano del 40% inferiori al tasso reale. Il problema principale che sarà affrontato in questi giorni e che più interessa coloro che si occupano dell'AIDS dovrebbe comunque essere la questione degli aiuti da dedicare all'acquisto di farmaci antivirali per i paesi poveri. Infatti secondo stime dell'agenzia ONU UNAIDS, sebbene gli aiuti siano aumentati raggiungendo i 10 miliardi di dollari l'anno, per continuare ad incrementare ai ritmi attuali le forniture di farmaci sarebbe necessario stanziare fondi addizionali pari al 50% di quelli attuali.

Se da un lato buone prospettive erano state aperte dalla decisione presa ad aprile dal congresso USA di triplicare i finanziamenti per la lotta all'HIV, portandoli a 50 miliardi di dollari per i prossimi 5 anni, risulta difficile prevedere che l'obbiettivo del 2010 possa essere raggiunto. Infatti ancora oggi si stima che meno di un terzo dei malati abbia accesso ai farmaci e la distanza dall'obbiettivo rende quindi difficile ottenere una diffusione universale degli antivirali anche nell'eventuale caso in cui la conferenza dovesse avere successo e, tralasciando la crisi economica che colpisce anche i paesi sviluppati, gli stati dovessero decidere di stanziare ampi fondi.

Stefano Tettamanti

Cina: attacco alla polizia in Xingjiang; rischio repressione per gli uiguri

Lunedì 4 agosto due presunti terroristi hanno condotto un attacco contro una stazione di polizia presso la località di Kashi in Xinjiang, nei pressi del confine con Kirghizistan e Tajikistan. I due hanno lanciato il loro camion contro un gruppo di poliziotti che facevano jogging di fronte alla caserma, all'interno della quale hanno successivamente lanciato due granate. Prima di essere arrestati i due uomini hanno cercato di ferire alcuni agenti con dei coltelli. Nell'attacco sono morti 16 poliziotti e altri 16 sono rimasti feriti.

Lo Xinjiang è abitato in maggioranza dall'etinia uigura di religione musulmana, sebbene le politiche di migrazione interna promosse da Pechino abbiano portato l'etnia han a quasi il 50% dei 20 milioni di abitanti della regione. Come il Tibet, con il quale confina, lo Xinjiang ha ottenuto lo status di regione autonoma, ma ciò non è bastato a frenare le spinte indipendentiste. È proprio dai gruppi estremisti uiguri che il governo cinese teme un'ondata di attacchi terroristici in occasione delle Olimpiadi di Pechino e quest'ultimo attentato è stato ricollegato dai media cinesi al Movimento Islamico del Turkistan Orientale (ETIM, East Turkistan Islamic Movement) che, secondo Pechino, avrebbe già pianificato una serie di attacchi. Ciò nonostante non sono stati riferiti dettagli sull'etnia o sulle motivazioni dei due attentatori.

Negli ultimi mesi le forze di sicurezza cinesi hanno condotto alcune operazioni per stroncare sul nascere la presunta "guerra santa" che gli estremisti uiguri sarebbero in procinto di lanciare contro l'etnia han. Lo scorso 8 luglio la polizia ha ucciso cinque uiguri in un raid antiterrorismo nella capitale dello Xingjiang, Urumqi, e il giorno successivo sono stati giustiziati a Yengishahar (non lontano da Kashgar) tre persone accusate di essere membri dell'ETIM. Secondo fonti ufficiali nella prima metà del 2008 sarebbero state arrestate in Xingjiang 82 persone accusate di preparare attentati in occasione delle Olimpiadi. L'attività terroristica dell'ETIM sembra dunque essere recentemente cresciuta, soprattutto visto che i i recenti attentati sugli autobus a Kunming potrebbero essere opera del gruppo. In ogni caso il rischio terrorismo uiguro rimanere contenuto (l'ETIM si presume contare non più di 40 persone ed essere basato nelle aree tribali del Pakistan). Diverso il discorso per le minoranze etinche di religione musulmana della Cina, che rischiano di essere sottoposte a più pesanti azioni repressive da parte del governo centrale in nome della sicurezza in generale e dei giochi olimpigi in particolare.

Desk Asia e Pacifico

Georgia: il contesto di crisi potrebbe chiudere gli spiragli apertisi sull’Abkhazia

Sebbene per il momento l’iniziativa tedesca non appare aver innescato una dinamica forte abbastanza per propiziare un processo di pace propriamente detto, la questione dell’Abkhazia potrebbe essere all’inizio di una svolta positiva. Uno degli effetti immediati della visita di Walter Steinmeier è stata una dichiarazione del ministro degli esteri dell’autoproclamata repubblica indipendente dell’Abhkazia sulla disponibilità a discutere sulla situazione dei rifugiati della guerra che negli anni 90 ha visto Sukhumi contrapporsi alla Georgia. Tuttavia le dichiarazioni del ministro degli esteri sono state prontamente contraddette dal segretario del consiglio di sicurezza della repubblica secessionista, che ha enfatizzato come tali questioni non siano al momento sul tavolo.

A prescindere da quale delle due affermazioni sia la più veritiera è però da segnalare come all’interno della stessa leadership indipendentista si siano sviluppate due correnti di pensiero. Una parte è finalmente disposta a trattare con la controparte georgiana accettando il sostegno politico ed economico proveniente dai paesi occidentali. La questione dei rifugiati, circa 250 000 persone rappresenterà una delle questioni più spinose da affrontare in un futuro negoziato, così come l’aver introdotto pubblicamente la questione, denota un aumento dei margini di trattativa. Ovviamente qualsiasi sviluppo positivo della vicenda non potrà prescindere dal ruolo attivo della Russia. Mosca è infatti il maggior sostenitore degli indipendentisti e l’attore maggiormente interessato alla destabilizzazione del governo filo-occidentale georgiano. Per queste ragioni è auspicabile un aumento delle pressioni diplomatiche da parte di Washington e dei paesi europei nei confronti non solo dell’Abhkazia ma anche della Russia affinché possa essere trovata una soluzione alla disputa.

Al momento, tuttavia, il problema più urgente in Georgia è quello di trovare una soluzione complessiva, perché proprio il 3 agosto la situazione in Ossezia del Sud, altra repubblica indipendentista, si è fatta tesissima, con l’evacuazione di centinaia di persone nella Federazione Russa dopo scontri armati fra separatisti e militari georgiani (scontri però smentiti da Tbilisi).

Felice Di Leo

Israele: l'annuncio delle dimissioni di Olmert apre la strada alla sfida Livni-Mofaz

L'annuncio del premier Ehud Olmert di dare le dimissioni a settembre apre ufficialmente la campagna per le primarie del partito Kadima e di conseguenza del governo stesso. Le due figure chiave per questa sfida rimangono il ministro degli esteri Tzipi Livni e il ministro dei trasporti Shaul Mofaz. Successivamente alle primarie si profilano già nuove elezioni entro fine anno o poco oltre.

La lotta politica tra i due ministri non è assente da interferenze esterne. Barak e i laburisti infatti hanno dichiarato apertamente che non supporteranno un governo che non è affine ai propri ideali, una stoccata diretta a Mofaz, giudicato troppo vicino alle posizioni del Likud. La Livni invece viene vista come un partner più affidabile soprattutto in ottica di dialogo con i palestinesi. Inoltre il nuovo leader di Kadima avrà il peso di portare il partito alle elezioni politiche e recenti sondaggi mostrano come i risultati possano dipendere pesantemente da chi avrà il comando del partito di centro. In particolare la Livni viene valutata vincente contro Netanyahu, mentre sarebbe il partito di destra a trionfare nel caso sia Mofaz a guidare il partito di centro. In tal caso si parla addirittura di rischio scissione proprio a favore del Likud.

I sondaggi e dichiarazioni degli alleati forniscano temporaneamente alla Livni un maggiore credito. Ne deriva che la rimanente leadership del partito potrebbe abbandonare l'attuale silenzio per fornirle un supporto che a settembre risulterebbe decisivo. Questo appare realistico soprattutto se si pensa che fino a qualche settimana fa Netanyahu veniva dato come vincente a livello nazionale; ora l'attuale ministro degli esteri appare l'unica figura capace di contrastarlo efficacemente e mantenere il partito al governo con l'appoggio del partito di Barak. Se sotto la sua guida il governo dovesse mantenersi saldo, le elezioni stesse potrebbero essere posticipate. Al contrario Mofaz appare meno apprezzato e in caso di sua vittoria i laburisti sembrano decisi a chiedere elezioni anticipate.

Lorenzo Nannetti
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