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Arabia Saudita: dai petro-dollari alla zakat. Il ruolo del paese nella diffusione del jihadismo glob
La vasta struttura di supporto finanziario del terrorismo jihadista non avrebbe probabilmente raggiunto la magnitudine attuale senza l’intervento delle politiche saudite degli anni ’70 e ‘80. Nonostante lo scopo iniziale non sia stato quello di funzionare da erogatore finanziario per i diversi gruppi terroristi legati alle visioni più rigide dell’islam, è fuori dubbio che il flusso dei petro-dollari provenienti dalla regione del Golfo e indirizzato verso diverse direttrici del mondo musulmano abbia contribuito in maniera sostanziale a quel sodalizio tra religione, finanza e reti di reclutamento, risultato vitale per il sostentamento e la diffusione del jihadismo globale. Il proselitismo wahabita finanziato con i soldi sauditi ha rappresentato la base per la diffusione di migliaia di moschee, madrase ed enti di beneficenza parte delle quali sono diventate col tempo il principale serbatoio per la radicalizzazione e la propagazione delle versioni più radicali dell’islam. Il sistema monetario e bancario islamico, concentrato principalmente nella Penisola Arabica, si è poi prestato a funzionare da mediatore indiretto per il finanziamento di gruppi terroristi e cellule ad esse collegate dal Nord America all’Europa. Nonostante le pressioni di Washington e della comunità internazionale, la Casa Saud non sembra tuttavia intenzionata a intraprendere quelle necessarie riforme politiche ed economiche che rischiano di mettere in discussione la stessa legittimità del suo regno.
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Ludovico Carlino
(01 luglio 2009)
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