Analisi Login Abbonati Profilo Home   @  
 Africa   Americhe   Asia e Pacifico   Europa   Medio Oriente   Temi   Dossier   Mappe   Schede paese   Weekly 

CALLS: Weekly News - 06/2009

Legislation – Liberia: la verità aiuta la pace e la riconciliazione. La Commissione Verità e Riconciliazione della Liberia, prevista dall’Accordo di Pace Comprensivo firmato ad Accra, Ghana, nel 2003 ed istituita nel 2005 con il compito di portare avanti il processo di pace e rafforzare la riconciliazione, il 30 luglio ha presentato al Parlamento liberiano il suo rapporto finale.

Gruppo d'analisi del CALLS

Equilibri.net (21 luglio 2009)

Legislation

Liberia: la verità aiuta la pace e riconciliazione?

La Commissione Verità e Riconciliazione della Liberia, prevista dall’Accordo di Pace Comprensivo firmato ad Accra, Ghana, nel 2003 ed istituita nel 2005 con il compito di portare avanti il processo di pace e rafforzare la riconciliazione, il 30 luglio ha presentato al Parlamento liberiano il suo rapporto finale. Il Rapporto, un documento di 370 pagine, riflette il lavoro triennale della Commissione in cui ha raccolto 20.000 dichiarazioni di cittadini liberiani e ascoltato direttamente le testimonianze di più di 500 persone. Il documento contiene una gran quantità di informazioni ed analisi sugli eventi del passato ed elabora numerose raccomandazioni su azioni ritenute necessarie per prevenire futuri conflitti nel paese. Nelle prime settimane di luglio, i giornali liberiani si sono riempiti di commenti riguardanti il Rapporto, in particolare per quanto riguarda la parte in cui si fanno i nomi di 98 persone ritenute responsabili di gravi violazioni di diritti umani e crimini di guerra. La conclusioni della Commissione è che “tutte le fazioni combattenti sono responsabili di gravi violazioni di diritti umani in Liberia” e, di conseguenza, si raccomanda che il potere giudiziario effettui le dovute indagini e persegua i colpevoli. In particolare, nelle raccomandazioni si leggono i nomi di 21 persone di cui si chiede la sottoposizione a giudizio per reati economici insieme a 19 multinazionali, istituzioni ed attori statali. Si raccomanda l’applicazione di sanzioni pubbliche e l’estromissione dai pubblici uffici nei confronti di 52 persone e ulteriori investigazioni nei confronti di 54 individui ed entità. Per altre 36 persone, pure essendo state indicate quali responsabili, è stato raccomandato di non iniziare procedimenti giudiziari, circostanza motivata sulla base della loro leale cooperazione con la Commissione.

L’attuale Presidente della Liberia, l’ex funzionaria della Banca Mondiale Ellen Johnson-Sirleaf, è inclusa nella lista di coloro che dovrebbero essere estromessi dai pubblici uffici. La prima donna ad essere stata democraticamente eletta a capo di uno Stato africano è accusata di aver finanziato il gruppo ribelle “Fronte Patriottico Nazionale” capeggiato da Charles Taylor. Taylor, attualmente sotto processo a L’Aia per crimini di guerra e contro l’umanità commessi in Sierra Leone, è da molti considerato il principale responsabile della guerra civile combattuta in Liberia dal 1989 al 2003, in cui circa 500.000 liberiani persero la vita e tre quarti delle donne subirono violenze sessuali. Nel caso in cui il Parlamento approvi le raccomandazioni della Commissione, trasformandole in legge prima del 2011, Johnson-Sirleaf non potrà concorrere alle elezioni per un secondo mandato.

Nella lista di coloro per cui si raccomandano procedimenti giudiziari per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e crimini economici, include, oltre a Charles Taylor, anche il Senatore Prince Y. Johnson, descritto come uno dei “più noti responsabili” e accusato di “uccisioni, estorsioni, massacri, distruzione di proprietà, reclutamenti forzati, aggressioni, tortura, lavoro forzato e violenze sessuali”.

Il Presidente della Commissione Verità e Riconciliazione Jerome Verdier auspica che le raccomandazioni contenute nel Rapporto siano rese effettive, come egli ritiene che si aspettino i cittadini che hanno subito le violenze durante la guerra civile. Tuttavia, la pubblicazione del Rapporto ha sollevato anche dibattiti e critiche. In primo luogo, la maggior parte di coloro indicati quali responsabili di gravi violazioni si sono sollevati in aperte proteste, dichiarando che questa azione rappresenta una “caccia alle streghe”. Inoltre, una organizzazione locale per la promozione della pace, la Coalizione per la Pace e la Tranquillità in Liberia, ha chiesto al Parlamento di respingere il Rapporto, dichiarando che rappresenta solo un “inganno politico” e pone in pericolo lo stesso processo di riconciliazione e costruzione della democrazia che il Paese sta con tante difficoltà intraprendendo. La Coalizione ha ricordato che nell’Accordo di Accra si auspica una “pace duratura, unità nazionale e riconciliazione”, prevedendo che la Commissione debba porre le basi per tale processo. Al contrario, secondo l’organizzazione, la Commissione si è arrogata il diritto di emettere sentenze di colpevolezza senza che vi sia stato un giusto processo, sottolineando come alcuni tra coloro per cui si raccomanda l’estromissione dai pubblici uffici non siano mai stati ascoltati.

D’altro canto, altri gruppi hanno invece accolto con favore il documento.Il Forum per la creazione di una Corte per i Crimini di Guerra in Liberia (FORUM) ha richiesto le dimissione del Presidente Sirleaf e altri personaggi indicati dalla Commissione, ritenendo che questo segnerà la strada per una effettiva persecuzione dei colpevoli. Il Forum si è dichiarato contrario alla concessione dell’amnistia per alcuni responsabili. Il Centro Internazionale per la Giustizia di Transizione (ICTJ) considera il Rapporto un primo ed importante passo affinché i liberiani possano affrontare il difficile passato, auspicando la creazione di una commissione indipendente sui diritti umani.

A prescindere dalla varie discussioni, nella fase successiva spetta al sistema giudiziario condurre le proprie indagini e, sulla base delle risultanze e attente valutazioni, stabilire chi sia innocente o colpevole. Al momento nessuna sentenza è stata emessa e tutti coloro indicati nel Rapporto avranno la possibilità di difendersi di fronte alle Corti, nel rispetto dei principi di diritto. Uno dei maggiori problemi è stato tuttavia posto dal Commissario Pearl Brown-Bull, che ha dissentito con il rapporto finale, rifiutandosi di firmarlo. La motivazione è stata che l’eventuale persecuzione penale ovvero l’esclusione dai pubblici uffici così come raccomandato sarebbero contrarie alla Costituzione liberiana e ad altri strumenti giuridici. In particolare, un Atto emanato nel 2003 dal Parlamento garantirebbe l’immunità da procedimenti sia civili che penali per tutti coloro sottoposti alla giurisdizione liberiana per atti o crimini commessi durante la guerra civile, nel periodo che va dal dicembre 1989 all’agosto 2003.

Affrontare la gravi violazioni subite e commesse nel passato non è un compito semplice e può far rivivere sentimenti di odio e rancore che hanno determinato lo scoppio delle ostilità. Tuttavia, tali processi, se combinati con meccanismi tradizionali di risoluzione del conflitto, tali da rispecchiare la reale volontà della popolazione e da soddisfarne le aspettative, possono aiutare i Paesi a recuperare fiducia e porre le basi per la costruzione di qualcosa di nuovo. Alla Liberia spetta ora il delicato compito di adottare le misure idonee a garantire tutto questo.

Daria Storia


Per ulteriori approfondimenti vedi: Center for African Law and Legislation Studies (CALLS)
I contenuti prodotti da Equilibri.net non sono riproducibili né per intero né in alcuna loro parte. In caso di utilizzo commerciale è necessario richiedere l'autorizzazione scritta a Equilibri.net. Gli articoli pubblicati potrebbero non riflettere l'opinione dei gestori del sito. Registrazione al Tribunale di Firenze del 19 gennaio 2004, n° 5320

Layout design by inGraphix.
Progettazione e Realizzazione a cura di Fabio Duchi.