Weekly Analyses: 29/2009
Gabon: le elezioni presidenziali - America Latina: in calo le rimesse degli emigranti - Giappone: il Partito Democratico trionfa alle elezioni - Unione Europea: manca l'accordo sui flussi migratori - Iran: problemi per la formazione del Governo.
Equilibri.net (31 agosto 2009)
Gabon: le elezioni presidenziali
Il contesto storico ed economico in cui si sono svolte queste elezioni non è dei migliori. Il Gabon è un ex colonia francese, ricca di risorse petrolifere ma non solo; massiccio è anche il livello di produzione ed esportazione del manganese, utilizzato nelle industrie dell'acciaio, così come del legname. Ma nonostante ciò, la maggior parte della popolazione vive in condizioni di estrema povertà, a dimostrazione del fatto che in questi decenni il livello di corruzione ha raggiunto livelli altissimi; e proprio su una distribuzione più equa della ricchezza hanno fatto leva i programmi elettorali dei tre candidati.Tensioni, episodi di violenza tra la popolazione e denunce di brogli hanno fatto da cornice a queste elezioni; a ciò si aggiunga che, nonostante i risultati elettorali siano attesi per il prossimo due settembre, i candidati favoriti non hanno perso tempo e dopo appena un giorno dalla chiusura delle urne si sono tutti e tre autoproclamati vincitori, senza fornire i dati ufficiali. In realtà pochi hanno dubbi sulla vittoria di Bongo: egli rappresenta infatti l'unico partito esistente nel paese, il quale, tra l'altro, ha nominato tutti i funzionari statali.
In molti speravano che queste elezioni potessero dimostrare che il paese avesse raggiunto una maggiore maturità e trasparenza: ma così non è stato. Anche se c'è da sottolineare che ben tre donne concorrevano alla presidenza, ciò che sta avvenendo in questi giorni sembra solo la dimostrare che la democrazia sia ancora, se non inesistente quantomeno poco attuata. E' improbabile quindi che queste elezioni servano a migliorare la rappresentatività del sistema politico-istituzionale; la stessa legge elettorale sembra sotto alcuni aspetti impedirlo. Per essere eletto, infatti, il nuovo presidente dovrà ottenere la maggioranza relativa dei voti, senza ulteriore ballottaggio. E' quindi alto il rischio che il vincitore diventi il rappresentante, in realtà, di una vera e propria minoranza degli elettori, il che non potrebbe che causare una maggiore instabilità politica, e non solo, del paese.
Elisa Rancati
America Latina: in calo le rimesse degli emigranti
I dati che emergono dal rapporto rivelano un calo nelle rimesse degli emigranti per il 2009. I Paesi latini e caraibici dovrebbero ricevere, secondo le stime della BIS, un ammontare di 62 miliardi di dollari in riserve, con un calo dell’11% rispetto allo scorso anno. In particolare, gli Stati più colpiti saranno quelli che ricevono la maggior quantità di questi flussi in termini assoluti e quelli che sono più economicamente arretrati. Per quanto riguarda la prima categoria il più colpito sarà il Messico, che è il principale recettore di rimesse per l’elevato numero di emigrati negli Stati Uniti: la crisi occupazionale che sta colpendo gli USA diminuirà sensibilmente il denaro in arrivo per i residenti in Messico, che da soli rappresentano un terzo dei flussi totali. Per quanto riguarda invece la seconda categoria, i più colpiti saranno i piccoli Paesi caraibici e alcuni dell’America Centrale particolarmente deboli, come l’Honduras, dove si stima che il calo delle rimesse andrà a influire per lo 0,7% del PIL nazionale. Non solo gli USA, ma anche la Spagna sarà un’ “esportatore” della crisi economica: i dati elaborati dal think-tank “Remesas.org” rivelano che il calo del denaro inviato dagli emigrati latinoamericani colpirà prevalentemente Ecuador, Bolivia e Repubblica Dominicana. Paesi più ricchi e sviluppati come Brasile e Argentina (più in generale tutti quelli del Cono Sur) risentiranno invece in maniera decisamente inferiore del calo di tali entrate.
I dati emersi sottolineano ancora una volta che, in generale, l’America Latina sta soffrendo della crisi economica globale più “di riflesso” che per responsabilità proprie: esaminando le rimesse degli emigranti, questo è tanto più vero quanto più si prendono in considerazione gli Stati più economicamente arretrati nella regione. I Paesi più ricchi, che però sono anche quelli più integrati a livello mondiale, hanno risentito della crisi per altre ragioni, ma sempre (per lo più) indirette: su tutte il calo della domanda internazionale di beni di consumo.
Davide Tentori
Giappone: il Partito Democratico trionfa alle elezioni
Elisa Rancati
Unione Europea: manca l'accordo sui flussi migratori
Gli ultimi dati parlano di arrivi dal Mediterraneo dimezzati rispetto alla prima metà del 2008. Se i dati sono esatti ciò significa che l'approccio più rigido, basato sul controllo più rigoroso del traffico marittimo, sta dando i suoi frutti. Al contempo, tuttavia, permanendo sia la domanda di lavoratori, sia soprattutto le condizioni socio-economiche disagiate in molti paesi africani e asiatici, la criminalità organizzata continua a ingegnarsi per far approdare in Europa un gran numero di migranti. E, dati i controlli più rigidi, lo fa scegliendo mezzi di fortuna e rotte più ardue, con peggioramento delle condizioni di viaggio per i migranti. Il risultato di questo nuovo contesto è che i diritti umani dei migranti appaiono sempre meno tutelati. L'Unione Europea, che fa dei diritti umani la bandiera della propria diplomazia, è chiamata al difficile compito di armonizzare tale obiettivo con quello della sicurezza e della stabilità socio-economica.
Desk Europa
Iran: problemi per la formazione del Governo
Contemporaneamente non è ancora stata confermata dal Parlamento la lista dei 21 ministri che faranno parte del Governo. Da settimane, infatti, persiste un braccio di ferro tra Presidente e Parlamento proprio in relazione alla lista dei Ministri. Un fatto nuovo che dovrebbe andare incontro alle richieste dell'elettorato giovanile è stato quello di rimpiazzare i due terzi del vecchio Governo (14 nuovi nomi) e con l'introduzione di tre Ministri donne (Educazione, Salute e Welfare) avrebbe dovuto incontrare anche le richieste dell'elettorato femminile. Quest'ultimo ha giocato un ruolo importante durante le ultime elezioni attraverso un crescente numero di personaggi femminili che hanno partecipato attivamente alla campagna elettorale ed alle proteste che ne sono seguite.
L'opposizione progressista in Parlamento tuttavia contesta e si oppone alla nomina del nuovo Governo poiché considera una parte la maggior parte dei Ministri con un profilo molto al di sotto di quello richiesto. Il timore del Parlamento è che il Presidente si voglia circondare di Ministri con scarsa competenza e fragile personalità in modo da poter controllare meglio alcuni dicasteri. E' importante ricordare che negli anni scorsi lo scontro sulla nomina del Ministro del Petrolio in occasione di un rimpasto di Governo durò mesi per trovare un accordo dopo numerosi compromessi. Il rischio maggiore per l'Iran è accrescere la paralisi amministrativa in un quadro già abbastanza complesso sotto il profilo burocratico che potrebbe appesantire ancor più sia il quadro interno sia le fratture politiche e sociali sempre molto attive nel paese.
Desk Medio Oriente



