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Weekly Analyses: 30/2009

Sudan: l'ineguale redistribuzione dei proventi petroliferi - Brasile: nuove norme per lo sfruttamento dei giacimenti “pre-sal” - Corea del Nord: raggiunta la fase finale dell'arricchimento dell'uranio - Germania: Merkel indebolita alla vigilia delle legislative - Israele: il Ministro della Difesa Barak (Labur) autorizza la costruzioni di nuove abitazioni nei Territori Occupati.

Equilibri.net (07 settembre 2009)

Sudan: l'ineguale redistribuzione dei proventi petroliferi

Una nuova questione di rilevante gravità emerge dallo scenario sudanese, già sotto i riflettori della stampa internazionale riguardo la vicenda del Darfur. Questa volta si parla di rapporti Nord-Sud, e di un'inchiesta da parte di Global Witness destinata a far scalpore. Secondo la ong statunitense, infatti, da un esame incrociato tra i dati forniti dalle autorità governative sudanesi riguardanti i volumi di estrazione petroliferi sul territorio nazionale, e gli stessi dati pubblicati dalle maggiori compagnie petrolifere estere operanti nello Stato, è emersa una forte discrepanza che si attesta tra il 9 ed il 26%.

Il dato è fortemente rilevante per un Paese che trae dalle esportazioni circa il 15% del proprio pil, incentrate principalmente sul petrolio. Il problema essenziale, comunque, consiste nella ripartizione dei proventi derivanti dalle concessioni sull'estrazione dello stesso: in base agli accordi di pace stipulati nel 2005, i quali hanno interrotto una guerra civile tra il nord a maggioranza musulmano ed il sud cristiano/animista durata più di 22 anni, i ricavi del petrolio estratto nel sud del Paese (ove risiedono la maggioranza dei giacimenti attualmente sfruttati) andrebbero spartiti a metà tra il governo centrale di Khartoum e l'entità autonoma del Sudan meridionale, al netto dei costi di gestione e di ammodernamento delle infrastrutture. Quest'ultima, attualmente, trae il 98% della propria ricchezza dall'esportazione di petrolio, linfa vitale di una delle aree più ricche di risorse naturali al mondo, ma con una delle popolazioni più povere del pianeta. La falsificazione sui dati petroliferi sarebbe stata facilmente messa in atto dall'autorità centrale, poiché il governo provvisorio Sud Sudanese non ha alcun ruolo di controllo sui flussi petroliferi in uscita dal proprio territorio, né possiede alcuno strumento di verifica dei medesimi.

Nonostante la Cina, principale acquirente del petrolio sudanese, abbia recentemente fatto appello ad una maggiore trasparenza sulla questione, non vi sono per ora segnali da parte Nord sudanese di una volontà nella rinegoziazione degli accordi sulle rendite, per una maggiore tutela della controparte meridionale. La corretta ripartizione dei proventi potrebbe risolvere parzialmente i gravi problemi economici della regione, riducendo la povertà che attanaglia gran parte della popolazione locale. Nel frattempo, scenari di guerra ritornano ad affacciarsi sul Paese già martoriato da decenni di conflitto: se continuerà la politica di strangolamento economico messa in atto dal governo centrale per sedare le spinte indipendentiste del Sud, la precaria situazione politica potrebbe subire un'escalation prima del 2011, data prevista per il referendum sull'indipendenza del Sudan meridionale, portando nuovamente allo scoppio di un conflitto aperto.

Paolo Colombo

Brasile: nuove norme per lo sfruttamento dei giacimenti “pre-sal”

Il 31 agosto il presidente brasiliano, Lula Da Silva, ha presentato ufficialmente una proposta di legge del Governo per regolamentare lo sfruttamento delle risorse di idrocarburi che sono state trovate nell’Oceano Atlantico, ad alcune centinaia di chilometri dalla costa, nella cosiddetta fascia “pre-sal”, situata a circa settemila metri sotto il livello del mare.

Tali risorse, le cui stime oscillano tra un minimo di 14 miliardi e un massimo di addirittura 100 miliardi di barili, potrebbero trasformare il Brasile nell’ottava potenza petrolifera mondiale e in un esportatore netto di combustibile. Per questo, il Governo ha deciso di elaborare una proposta di legge che ponga Petrobras, la NOC brasiliana, in una posizione privilegiata rispetto alle compagnie straniere. In concreto, il nuovo quadro normativo prevede che, per ogni futuro contratto di esplorazione ed estrazione che verrà stipulato per lo sfruttamento dei bacini di “pre-sal”, Petrobras avrà diritto ad almeno il 30% di partecipazione. Per sovrintendere alla corretta gestione di tali risorse e alla stipula dei contratti di partecipazione, sarà inoltre creata un’agenzia statale denominata “Petrosal”, la quale avrà anche il compito di curare un’adeguata redistribuzione degli utili derivanti dalla produzione di petrolio. In particolare, come ha dichiarato Lula, l’obiettivo è di utilizzare una parte consistente delle rendite per la lotta contro la povertà in Brasile e quindi per finanziare i progetti di assistenza ed inclusione sociale già varati dal Governo. Rimane comunque ancora da stabilire la fattibilità dei progetti di estrazione: l’elevata profondità in cui si trovano gli idrocarburi rende difficili e molto costose le operazioni, per le quali il Governo ha stimato una spesa di oltre 200 miliardi di dollari (una stima al rialzo rispetto a quanto dichiarato da Petrobras nell’ultimo piano quinquennale). Non si può ancora dunque stabilire con certezza quante di queste “risorse” diventeranno “riserve”, ovvero barili di greggio pronti per la raffinazione e la commercializzazione.

Nel breve-medio periodo saranno diversi i nodi da sciogliere. In primo luogo, la proposta dovrà superare l’iter legislativo parlamentare sconfiggendo l’opposizione in Congresso e anche a livello degli Stati federali (è presumibile che le regioni costiere nel cui territorio si trovano i giacimenti pretendano di godere maggiormente degli utili petroliferi). Inoltre, dovrà essere verificata la fattibilità economica degli investimenti necessari. Infine, il rischio politico potrà essere decisivo: il Governo dovrà riuscire a mantenere immune la nuova agenzia “Petrosal” dalla corruzione e a gestire la questione nella maniera migliore anche a finalità elettorali, in quanto nel 2010 si terranno le Presidenziali.

Davide Tentori

Corea del Nord: raggiunta la fase finale dell'arricchimento dell'uranio

Secondo quanto riferito dall'agenzia ufficiale nordcoreana KCNA, nella notte tra il 3 e il 4 settembre, la Corea del Nord ha inviato un messaggio alle Nazioni Unite nel quale annunciava di essere vicina al completamento delle operazioni di arricchimento dell'uranio. La capacità di produrre uranio arricchito permetterebbe al paese di creare bombe nucleari senza l'utilizzo del reattore atomico, necessario, invece, nella produzione del plutonio. Fino a quest'anno la Corea del Nord, che fa parte del dialogo a sei con Cina, Corea del Sud, Giappone, Russia e Stati Uniti, aveva continuato a negare le accuse di violazione degli accordi sull'arricchimento dell'uranio mosse soprattutto da Washington.

Pyongyang nel messaggio alle Nazioni Unite ha fatto anche sapere che è pronta sia per il dialogo, sia per le sanzioni. Gli ultimi avvenimenti si inseriscono quindi in un quadro più ampio, di prolungati quanto abbastanza inutili tentativi di cooperazione tra i paesi del dialogo a sei e la Corea del Nord: nel 2005, ad esempio, era stato raggiunto un accordo per l'abbandono del nucleare, che però aveva perso consistenza dopo qualche anno proprio a causa di Pyongyang, la quale ha effettuato due test nucleari e, di conseguenza, è stata sottoposta a diverse sanzioni da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Immediate sono state le reazioni a livello internazionale. Gli Stati Uniti, così come la Corea del Sud, si sono detti molto preoccupati dalla notizia: i primi sostengono di dover continuare a mantenere linea attuale che ha come obiettivo la denuclearizzazione della penisola coreana; i secondi si dicono dispiaciuti che la Corea del Nord stia facendo passi indietro nello sforzo internazionale per il raggiungimento di quegli obiettivi. Anche la Russia, in un primo momento neutrale, sembra ora accusare il paese; in particolare la mossa coreana sembra minacciare, secondo il governo russo, l'equilibrio e la sicurezza della regione. Come ultima, anche la Cina, per molto tempo alleata di Pyongyang, sembra unirsi a queste voci di condanna. Washington si dichiara disposta al dialogo con la Corea del Nord, ma solo nel contesto dei colloqui a sei e dopo che Pyongyang avrà fermato il suo programma nucleare.

Elisa Rancati

Germania: Merkel indebolita alla vigilia delle legislative

Le elezioni nei consigli regionali di Sassonia, Turingia e Saar hanno inferto un duro colpo alla CDU della Merkel. Nemmeno la SPD risulta vittoriosa, ma ottiene una posizione migliore per le trattative. FDP e Die Linke sono in termini relativi, le reali vincitrici della consultazione elettorale. Anche die Grüne ha migliorato la propria posizione elettorale. Tuttavia, le coalizioni di governo che si formeranno, non saranno determinanti per il risultato elettorale ed il successivo assetto del governo federale.

La CDU perde punti percentuali in tutti e tre i Laender; la sua quota elettorale si abbassa sensibilmente in Turingia e Saar – rispettivamente dal 43% del 2004 al 31,2% e dal 47,5% al 34,5%. In Sassonia, il raggiungimento di una coalizione di governo nero-gialla è quasi sicura. Negli altri due Laender, l’esito delle trattative è ancora incerto. Nella Saar, oltre ad un accordo di grande coalizione (CDU-SPD), un’altra possibilità è che si giunga ad una Jamaika Koalition (CDU-FDP-die Grüne). In Turingia, non c’è altra possibilità di governo per la CDU oltre che quella della grande coalizione.

Nonostante meno evidente, anche la SPD ha registrato un calo relativo degli elettori. In Sassonia, l’aumento della quota rispetto al 2004 è dello 0,6%. Una percentuale minima, soprattutto se si fa riferimento alla diminuzione della percentuale degli elettori partecipanti al voto (dal 59,6% del 2004 al 52,2%). In Turingia, la SPD guadagna quattro punti percentuali rispetto al 2004, ottenendo un 18,5%. Nella Saar, la SPD è immediatamente dopo la CDU con un 24,5%, in calo rispetto al 30,8% del 2004 e del 44,4% del 1999. Tuttavia, la SPD amplia il suo spazio di manovra per le trattative, perlopiù grazie alla crescita del partito Die Linke. In Turingia e nella Saar sono aperte le possibilità ad una coalizione di governo rosso-rosso-verde (SPD-Die Linke-Die Grüne), che nel caso della Saar porterebbe per la prima volta il partito successore della SED ad essere parte della maggioranza in un Land della Germania occidentale. Nelle consultazioni regionali 2009 si riconferma quanto accaduto nel 2008 in Assia, Bassa Sassonia ed Amburgo. I macropartiti perdono voti a favore di FDP, Die Linke e Die Grüne.

Tuttavia, alla luce di ciò è difficile da pronosticare quale sarà il risultato delle elezioni del 27 settembre. In primo luogo, gli elettori tedeschi possono decidere di votare diversamente per il Bundestag. In secondo luogo, la flessibilità per la formazione della coalizione nel governo federale è minore di quella dei governi regionali. E’ improbabile che die Linke riesca ad entrare in un governo di maggioranza, poiché considerata inaffidabile dagli altri partiti su politica estera e difesa. Anche una Jamaika Koalition sembra difficile per i contrasti con i verdi sulla politica energetica e soprattutto sul nucleare. Ciò nonostante, la CDU mantiene aperte tutte e tre le strade – una coalizione con FDP, SPD o con i Verdi sotto esempio del modello di Amburgo - senza accennare preferenze per alcuna.

Vera Ragone

Israele: il Ministro della Difesa Barak (Labur) autorizza la costruzioni di nuove abitazioni nei Territori Occupati

Il Ministro della Difesa Barak (Labur) ha deciso in questo giorni di autorizzare la costruzione di 500 nuovi alloggi nelle periferie di alcuni insediamenti già particolarmente grandi quali Ariel e Maaleh Adumim. I nuovi alloggi autorizzati in questi giorni sono una prima trance di un insieme di costruzioni che si svilupperanno nei prossimi anni e che vedranno la costruzione di oltre 3500 alloggi.

Secondo la stampa israeliana e le autorità del Governo si tratta di progetti già approvati in passato e congelati a causa di successivi accordi tra Gerusalemme e Washington, ostile a qualsiasi costruzione ulteriore nei Territori Occupati e maggiore punto di attrito per la ripresa dei colloqui di Pace. Inoltre le autorità israeliane hanno dichiarato che le nuove costruzioni non appartengono a piani di sviluppo per nuovi insediamenti quanto piuttosto alla naturale crescita demografica degli insediamenti già presenti.

Il piano, che dovrebbe in parte alleviare le tensioni all'interno del Likud (partito vicino ai Coloni) accusato di essere eccessivamente accondiscendente alle richieste americane, frena senza dubbio la riapertura del dialogo tra Israeliani e Palestinesi a seguito della visita dell'inviato Usa George Mitchell. Una delle questioni chiave per la riapertura delle trattative è proprio il congelamento della costruzione di nuove abitazioni. I Palestinesi, infatti, continuano ad avere sempre minor territorio sul quale trattare la restituzione e gli insediamenti israeliani, divenuti in molti casi città, diventano sempre meno unità trasferibili. Il tempo gioca a favore di Israele e delle sue politiche nonostante l'operazione del Governo abbia scontentato i “falchi” del Likud per non essere stato sufficientemente audace e per l'opposizione e per il Palestinesi per aver dimostrato di non volere riprendere il dialogo.

Desk Medio Oriente
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