CALLS: Weekly News - 14/2009
Focus- Il lavoro altamente qualificato e la Carta blu UE - Il 18 giugno è stata pubblicata la direttiva 2009/50/CE del Consiglio, istitutiva della Carta blu UE, recante le condizioni di ingresso e di soggiorno di cittadini di Paesi terzi che intendano svolgere nel mercato europeo lavori altamente qualificati. Il termine previsto del 19 giugno 2011 appare tuttavia troppo vicino per una completa conformazione legislativa, regolamentare ed amministrativa di tutti i Paesi membri. Per quanto riguarda il continente africano le moltiplicazioni appaiono molteplici, a partire dal rischio di un'ulteriore incremento del brain drain.
Massimo Corsini – Coordinatore Gruppo d'analisi del CALLS
Equilibri.net (30 settembre 2009)
Il lavoro altamente qualificato e la Carta blu UE
Base giuridica della direttiva è il Titolo IV, art. 63, punto 3, lettera a), e punto 4, del Trattato CE, relativi alle misure in materia di politica dell’immigrazione (condizioni di ingresso e soggiorno) e alle misure che definiscono i diritti e le condizioni con cui i cittadini di Paesi terzi che soggiornano legalmente in uno Stato membro possono soggiornare in altri Stati membri. La direttiva istituisce una procedura accelerata per l’ammissione dei lavoratori extracomunitari altamente qualificati, sulla cui base i giovani professionisti possono ottenere la Carta blu. Con tale permesso di soggiorno vengono attribuiti ai giovani professionisti e ai loro familiari alcuni diritti, come quello di spostarsi per motivi di lavoro da uno Stato ad altro Membro, anche in deroga alla direttiva 2003/109/CE del Consiglio relativa al cumulo dei periodi di soggiorno, con preferenza rispetto a lavoratori di Paesi terzi che presentano domanda di ammissione.
Da lato europeo, la direttiva rappresenta il tentativo di attrarre capacità lavorative altamente qualificate sottraendole ai flussi diretti verso il Nord America e l’Asia. La principale offerta europea è sicuramente la possibilità di offrire 27 mercati del lavoro, molti dei quali altamente professionali, soddisfacendo al tempo stesso le richieste delle proprie imprese. E’ tuttavia evidente la necessità di un congiunto operare dei vari Membri per agevolare sul piano fattuale la possibilità di ottenere lo status di soggiornante di lungo periodo sulla base di comuni regole di ammissione. In particolare, sarà necessario e fondamentale ai fini di una corretta implementazione della direttiva ammettere i lavoratori extracomunitari altamente qualificati secondo norme comuni, garantire gli stessi diritti all’interno del mercato europeo, assicurare la libertà di movimento all’interno dei confini UE e la piena integrazione. La direttiva lascia comunque agli Stati un margine di manovra sufficientemente ampio, nel rispetto del principio di sussidiarietà. E’ tuttavia questo uno dei motivi che più faranno discutere e probabilmente ritardare la rapida implementazione della Carta blu, esistendo profonde differenze tra i Paesi membri nelle rispettive legislazioni in materia, ed essendo l’immigrazione, per alcuni Paesi come l’Italia, delicato e sensibile argomento politico. Per quanto riguarda in particolare il nostro Paese, fondamentale sarà la direttiva 2003/109/CE, sulla cui base si è evoluto il Consiglio per arrivare alla 2009/50, attuata con il D. Lgs. n. 3 dell’8 gennaio 2007, modificando l’art. 9 del Testo Unico sull’immigrazione, istitutivo del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo e, attraverso l’aggiunta del nuovo art. 9 bis, regolante la posizione giuridica nel territorio nazionale degli stranieri titolari di un permesso di soggiorno di lungo periodo rilasciato da altro Stato membro.
In presenza delle condizioni di ammissione richieste, nei limiti del numero dei cittadini predeterminato dagli Stati accoglienti, il candidato riceve la Carta blu UE di validità biennale rinnovabile per almeno due anni. Insieme alle loro famiglie i beneficiari della Carta possono entrare e soggiornare nello Stato membro, attraversare gli Stati membri, accedere al mercato del lavoro e usufruire dello stesso trattamento previsto a favore dei cittadini nazionali, anche in materia di assistenza sociale, agevolazioni fiscali e istruzione.
Per quanto riguarda l’Africa, i possibili impatti della Carta blu sono molteplici. Il maggior rischio è sicuramente rappresentato dal fenomeno del brain drain, che secondo recenti indagini delle Nazioni Unite coinvolge ogni anno più di 70.000 africani altamente qualificati come medici e tecnici. I numeri sono tuttavia difficili da calcolare e possono crearsi situazioni paradossali come quella che vede più medici nigeriani nella sanità statunitense che nella stessa Nigeria. Per fronteggiare il problema l’Unione Africana punta sullo sviluppo dell’istruzione africana mentre le Nazioni Unite tendono ad incentivare gli africani altamente qualificati che optano per rimanere nei loro Paesi di origine. Si tratta di una questione estremamente delicata di cui l’UE dovrà tenerne conto nell’implementazione della direttiva, anche adottando norme etiche per arginare il brain drain dai Paesi africani più colpiti e agevolando la migrazione circolare, in cui i migranti si spostano periodicamente fra il loro Paese d'origine e quello di destinazione e mettono a disposizione del primo le conoscenze e le esperienze acquisite. Non si deve infatti non considerare come la fuga dei cervelli, riducendo non solo le risorse intellettuali ma anche quelle accademiche e professionali (drammatico il caso della sanità), ha un forte impatto negativo sull’intero sviluppo dei Paesi colpiti e sulla stessa linea di condotta adottata dall’UE in seno alla UE-Africa Partnership oltre che sugli impegni assunti a livello internazionale come gli Obiettivi di sviluppo del Millennio.
Massimo Corsini
Per ulteriori approfondimenti vedi: Center for African Law and Legislation Studies (CALLS)



