Analisi Login Abbonati Profilo Home   @  
 Africa   Americhe   Asia e Pacifico   Europa   Medio Oriente   Temi   Dossier   Mappe   Schede paese   Weekly 

CALLS: Weekly News - 15/2009

International law - La globalizzazione e la necessità di una clausola sociale nei trattati del commercio internazionale – Le distorsioni innescate dal processo di globalizzazione possono riverberarsi negativamente, soprattutto all’interno dei Paesi in via di sviluppo, sui diritti di quei lavoratori già tutelati da bassi standards sociali. Emblematico in tal senso il caso dello Zambia, sempre più oggetto delle grandi multinazionali estrattive. L’inserimento di clausole sociali all’interno dei trattati commerciali internazionali potrebbe rappresentare una parziale risposta.

Massimo Corsini – Coordinatore Gruppo d'analisi del CALLS

Equilibri.net (06 ottobre 2009)

International law

La globalizzazione e la necessità di una clausola sociale nei trattati del commercio internazionale

In epoca di progressiva crescita delle relazioni e degli scambi mondiali il diritto del lavoro continua a latitare da una uniforme regolazione sovranazionale, nonostante sia sempre più ampio il dibattito sulla necessità di tutelare i diritti dei lavoratori minacciati da un mercato sempre più concorrenziale. Ancor oggi la crescita economica mondiale non si è tradotta in un effettivo miglioramento nella vita della maggior parte della popolazione del mondo. Numerosi sono infatti, accanto ai disoccupati, i sotto-occupati o i sotto-pagati, considerando che metà dei lavoratori del mondo guadagnano meno di due dollari al giorno, mentre 12,3 milioni di donne e uomini lavorano in condizioni di schiavitù e 200 milioni di bambini sotto i 15 anni lavorano invece di andare a scuola. Nonostante i negoziati tenutisi nell'ambito del General Agreements on Tariffs and Trade (GATT), il nuovo ordine economico mondiale mantiene intatta la sua potenzialità destabilizzatrice creando forti pressioni a favore delle deregolamentazioni, delle privatizzazioni e del ridimensionamento dei welfare nazionali, mentre l'intensificarsi della concorrenza internazionale e dei processi di delocalizzazione minacciano alla base i diritti dei lavoratori. All'interno di un graduale processo prima di deterritorializzazione della produzione e poi di denazionalizzazione del diritto del lavoro, vengono eluse le garanzie poste dai sistemi nazionali in tema di tutela della parte più debole del rapporto individuale di lavoro, della concorrenza e dell'azione sindacale. I problemi si riverberano sull'intero mercato, tanto nei Paesi industrializzati quanto nei Paesi in via di sviluppo, entrambi colpiti dalle distorsioni e fluidità innescate a livello mondiale dal processo di globalizzazione. Da qui, innanzitutto, la necessità di regolare a livello internazionale le condizioni lavorative, onde evitare che i Paesi con minori standards sociali si assicurino vantaggi economici a scapito di una maggiore contrazione degli standards stessi.

Emblematico il caso dello Zambia, Paese dell'Africa australe che trae oltre la metà del suo prodotto interno lordo da ricchissime miniere di rame, concentrate per lo più nella zona della Copperbelt. Il processo di globalizzazione ha inevitabilmente attratto, a partire dai primi anni Novanta, le più grandi multinazionali estrattive, soprattutto indiane e cinesi. La Konkola Copper Mine (KCM), che produce da sola circa il 70% del rame nazionale, dal 2004 è controllata dalla multinazionale indiana Vedanta. Insieme alla KCM, delle 280 imprese pubbliche zambiane altre 256 sono passate al settore privato. Tale ondata di privatizzazione ha portato ad oltre centomila licenziamenti, una fetta importante della forza lavoro nazionale. Alla privatizzazione è seguito inevitabile l'aumento dei prezzi e l'aumento degli orari di lavoro, insieme al generale peggioramento delle condizioni lavorative. Alle facilitazioni governative a favore delle imprese cinesi, che hanno nel 2007 promesso investimenti nel settore minerario per un valore pari a 800 milioni di dollari in tre anni, sono seguite numerose manifestazioni dei minatori, privati di molte garanzie in tema di sicurezza e impediti nell’esercizio dell’attività sindacale.

Involuzioni del genere potrebbero essere evitate attraverso l'adozione di strumenti regolativi del commercio internazionale finalizzati ad evitare le distorsioni della globalizzazione e garantire il rispetto dei diritti umani e sociali. Una parziale soluzione potrebbe essere l'adozione di clausole sociali inserite nei trattati commerciali internazionali. La clausola sociale è uno strumento normativo che si inserisce all’interno di un accordo commerciale internazionale con lo scopo di garantire il rispetto di norme di lavoro minime e dei diritti fondamentali del lavoro, così come espressi nelle convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), priva di strumenti coercitivi per far rispettare gli accordi firmati. In caso di violazione della clausola, ossia nell’ipotesi di violazione dei principi concordati, è possibile sanzionare il Paese autore. In particolare, essa può permette la sospensione dei benefici accordati o l’applicazione di sanzioni commerciali, fino all’embargo nel caso delle violazioni più gravi e reiterate. Nonostante l’accordo commerciale, un Paese è quindi legittimato dalla clausola a limitare o vietare l'importazione di beni in assenza del rispetto dei principi stabiliti. Scopo della clausola è quindi quella di tutelare le condizioni di vita e di lavoro, attraverso la previsione di preferenze tariffarie a quei Paesi/imprese che rispettano determinati standards sociali o imponendo il rispetto delle legislazioni lavoristiche nazionali. Prendendo ad esempio l’Unione Europea, in origine ritrosa a legare il rispetto dei diritti umani alle misure commerciali, a partire dalla IV Convenzione di Lomè ha cambiato strategia arrivando all’art. 50 dell’Accordo di Cotonou che prevede espressamente il riconoscimento delle norme fondamentali del lavoro garantite a livello internazionale e definite dalle pertinenti convenzioni dell’OIL, concretizzato dalla previsione di incentivi e disincentivi al commercio. Anche se l’adozione di clausole sociali non offre sicuramente la soluzione ad un problema estremamente complesso e articolato, influenzato da numerosissime e variabili coordinate, un approccio che tenga in considerazione tale possibilità è sicuramente preferibile ad un atteggiamento passivo ed indifferente.

Massimo Corsini

Per ulteriori approfondimenti vedi: Center for African Law and Legislation Studies (CALLS)
I contenuti prodotti da Equilibri.net non sono riproducibili né per intero né in alcuna loro parte. In caso di utilizzo commerciale è necessario richiedere l'autorizzazione scritta a Equilibri.net. Gli articoli pubblicati potrebbero non riflettere l'opinione dei gestori del sito. Registrazione al Tribunale di Firenze del 19 gennaio 2004, n° 5320

Layout design by inGraphix.
Progettazione e Realizzazione a cura di Fabio Duchi.