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CALLS: Weekly News - 17/2009

Focus - Il diritto alla salute nella cooperazione italiana – Il riconoscimento della salute quale diritto primario fondamentale, da parte della comunità internazionale, ha condotto all’adozione di dichiarazioni e convenzioni finalizzate alla sua tutela a livello sempre più globale. I dati odierni mostrano tuttavia la difficoltà di concretizzare tale tutela. L’Italia, per il triennio 2009-2011, ha aggiornato i suoi principi guida in materia di cooperazione sanitaria.

Massimo Corsini – Coordinatore Gruppo d'analisi del CALLS

Equilibri.net (20 ottobre 2009)

Focus

Il diritto alla salute nella cooperazione italiana

Nel corso degli ultimi decenni la tutela della salute è stata considerata un obiettivo dell'attenzione politica e della comunità internazionale, sempre più consapevole nel riconoscimento di essa quale diritto primario fondamentale. Ne troviamo, tra i primi, un fondamentale richiamo nell'art. 25 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, dove viene affermato che “ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia”. Ben più importante l'atto istitutivo dell'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), adottata nel 1946 nel corso dell'International Health Conference di New York. Con tale atto gli Stati partecipanti alla fondazione dell'OMS hanno dichiarato, conformemente alla Carta delle Nazioni Unite, che “alla base della felicità dei popoli, delle loro relazioni armoniose e della loro sicurezza” sta la sanità quale “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale”, non consistente solo in una assenza di malattia o di infermità (Cfr. il preambolo della Costituzione dell'Organizzazione mondiale della Sanità, firmata a New York il 22 luglio 1946, approvata dall'Assemblea Generale il 19 dicembre 1946, entrata in vigore il 7 aprile 1948.). Il possesso del migliore stato di sanità possibile è stato di conseguenza riconosciuto un diritto fondamentale di ogni essere umano, senza distinzione di razza, di religione, di opinioni politiche, di condizione economica o sociale. L’apporto di tale atto è fondamentale, consentendo in particolare il superamento della concezione tradizionale della salute come assenza di malattia, sostituendosi ad essa una visione “globale” comprensiva di tutte quelle sfaccettature sociali e ambientali in cui si trova oggi a vivere l’uomo.

La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, firmata a Parigi il 10 dicembre 1948 su impulso delle Nazioni Unite, ha riconosciuto la salute come un diritto umano fondamentale rendendo di conseguenza plausibile l'obiettivo dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) di aspirare al più alto livello di salute raggiungibile per ciascun Paese (F. Frattini, Salute globale. Principi guida della cooperazione italiana, documento approvato dal Comitato direzionale nella seduta del 14 luglio 2009 con delibera n. 86, in DIPCO. Bollettino settimanale del Ministero degli Affari Esteri, 2009, n. 31, pag. 89.). La sanità ha così acquisito a pieno titolo valore fondamentale, affermandosi uno dei principali ambiti d'intervento dell'aiuto allo sviluppo. La salute, infatti, oltre ad essere un diritto umano fondamentale e universale è condicio sine qua non per la riduzione della povertà e per lo sviluppo socioeconomico, sottintesa alla stessa natura degli Obiettivi di sviluppo del Millennio, presentati nel 2000 nella Dichiarazione del Millennio adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Per il nostro Paese inevitabile, a seguito del lancio del documento “La cooperazione italiana allo sviluppo nel triennio 2009-2011: Linee guida e indirizzi di programmazione”, l'aggiornamento dei Principi guida anche della cooperazione sanitaria italiana, operante nel rispetto dei documenti di politiche globali che l'Italia ha riconosciuto o ratificato.
In particolare, l’Italia considera fondamentale favorire lo sviluppo socioeconomico e la generale fruizione dei diritti relativi ai bisogni primari e ai servizi sociali (Quadro di riferimento della cooperazione sanitaria italiana: Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, ONU, 1948; Convenzioni di Ginevra, 1949 e Protocolli aggiuntivi, 1977; Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, ONU, 1966; Dichiarazione di Alma-Ata, OMS e UNICEF, 1978; Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, ONU, 1979; Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, ONU, 1989; Programma d'azione della Conferenza su popolazione e sviluppo, ONU, 1994; Dichiarazione di Copenaghen sullo sviluppo sociale, ONU, 1995; Dichiarazione del Millennio, ONU, 2000; Carta dei diritti fondamentali, UE, 2000; Dichiarazione di impegni su HIV/AIDS, ONU, 2001; Salute e riduzione della povertà nei Paesi in via di sviluppo, Commissione europea, 2002; Regolamento sanitario internazionale, OMS, 2005; Consenso europeo per lo sviluppo, UE, 2005; Dichiarazione di Parigi, OCSE, 2005; Dichiarazione politica su HIV/AIDS, ONU, 2006; Codice di condotta sulla divisione del lavoro nella politica di cooperazione allo sviluppo, Commissione europea, 2007; Dichiarazione di Doha sul finanziamento per lo sviluppo, ONU, 2008; Agenda Accra, OCSE, 2008). Ciò significa innanzitutto l’adozione di approcci che agiscano sull’istruzione, sulla nutrizione, sulle condizioni di lavoro e sull’ambiente. Necessaria cornice è la tensione verso una più equa distribuzione di potere, denaro e risorse, oltre che la riduzione del numero delle persone che vivono con meno di due dollari al giorno e con un cattivo stato di nutrizione (DIPCO. Bollettino settimanale del Ministero degli Affari Esteri, 2009, n. 31, pag. 93). Una strategia integrata di cure primarie è quindi la piattaforma necessaria allo sviluppo dei sistemi sanitari e al conseguimento dei più alti livelli di qualità-salute raggiungibili, attraverso il rispetto dei principi dell'equità, della solidarietà e dell'inclusione sociale.

Massimo Corsini

Per ulteriori approfondimenti vedi: Center for African Law and Legislation Studies (CALLS)
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