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Weekly Analysis: 41/2009

Africa: il protocollo per il mercato comune nell’EAC - America Latina: aumenta la povertà nella regione - Filippine: attacco politico nella regione di Maguindanao - Romania: presidenziali al ballottaggio, sarà scontro tra Basescu e Geoana - Iraq: si allontanano le elezioni e crescono l’instabilità e la possibilità di nuovi attentati.

Equilibri.net (23 novembre 2009)

Africa: il protocollo per il mercato comune nell’EAC

I cinque Stati membri dell’East African Community (EAC) hanno sottoscritto il 20 novembre il protocollo per la creazione di un mercato comune, che dovrebbe entrare in vigore a partire dal luglio 2010.

L’accordo tra i governi della Tanzania, del Kenya, dell’Uganda, del Ruanda e del Burundi rappresenta un punto nodale del processo di istituzionalizzazione e di stabilizzazione dell’EAC, sottoposta a frequenti blocchi nell’avanzamento della regionalizzazione politico-economica tra i paesi aderenti. Sul modello dei trattati UE, l’intesa in seno all’organizzazione regionale dell’Africa orientale istituita nel 1967 consentirà la libera circolazione di persone, beni, servizi e capitali nell’area comune ai cinque Stati membri. Nelle intenzioni economiche del protocollo, l’eliminazione delle barriere alla libertà di circolazione permetterà di incrementare l’interscambio commerciale e il flusso di investimenti in una regione economicamente dinamica e dal forte appeal estero (nel 2008 il flusso di IDE è stato stimato in oltre 1,70 mld di dollari contro 690 mln del 2002). L’impatto del mercato comune in un’area in costante crescita e dal valore stimato del PIL in 60 mld di dollari potrebbe rafforzare non solo i legami economici tra i membri dell’EAC, sinora definiti da un’unione doganale cui soltanto da luglio hanno aderito tutti gli Stati membri, ma ha il potenziale di richiamare nell’accordo altri Stati della subregione orientale africana. Il protocollo ha una valenza anche politica, giacché costituisce un elemento portante della coesione tra i cinque membri, le cui non sempre cordiali relazioni bilaterali hanno inciso sull’evoluzione regionale in seno alla stessa EAC.

L’accordo per il mercato comune nell’EAC rafforza l’espressione commerciale ed economica dei cinque Stati parte e dà consistenza ai processi di regionalizzazione in atto nel continente africano. Tuttavia la permanenza all’interno dell’EAC di relazioni interstatali non consolidate e sul margine di crisi alternate costituisce il pericolo maggiore di un blocco e di un ritardo nell’attuazione del protocollo e nel processo di avanzamento verso una moneta comune prevista entro il 2012.

Alessio Fabbiano

America Latina: aumenta la povertà nella regione

E' stato pubblicato la scorsa settimana il rapporto della CEPAL “Panorama sociale dell'America Latina” relativo all'anno 2009. Nel documento vengono rilevati gli effetti della congiuntura economica attuale sul benessere economico della popolazione, sia a livello privato (reddito pro capite ed equa distribuzione) che pubblico (spesa sociale degli Stati).

Il dato principale che emerge dal rapporto è un aumento della povertà nella regione. Le previsioni effettuate dalla CEPAL affermano che alla fine del 2009 le persone in situazione di povertà (reddito inferiore a due US$ al giorno)passeranno da 180 a 189 milioni e quelle in situazione di estrema povertà/indigenza (reddito inferiore a un US$ al giorno) da 71 a 76 milioni. In percentuale, gli individui poveri aumenteranno dell'1,1% e gli indigenti dello 0,8% rispetto all'anno scorso, mentre il PIL complessivo della regione subirà una contrazione oscillante tra l'1,5% e l'1,8%. Gli effetti della crisi economica si sono fatti sentire maggiormente in Messico e nei Paesi dell'America Centrale, dove maggiore è la dipendenza economica dagli Stati Uniti e che quindi maggiormente hanno risentito del brusco calo nella domanda di esportazioni e nel flusso di denaro costituito dalle rimesse degli emigranti. Il panorama tuttavia non è omogeneo dal momento che Stati come Cile e Brasile termineranno il 2009 con una crescita del proprio PIL. Va tuttavia sottolineato che, rispetto al “sexenio” 2003-2008 in cui si sono registrati tassi di crescita elevati e costanti, l'anno che si sta per concludere rappresenta per tutti gli attori regionali una battuta d'arresto.

Le previsioni per il futuro possono tuttavia essere positive. Rispetto ad altre crisi economiche, infatti, i Paesi dell'America Latina si trovano in una situazione migliore grazie all'adozione, nei recenti anni del “boom”, di politiche economiche improntate alla stabilità (contenimento dell'inflazione) e all'inclusione sociale (aumento della spesa sociale e redistribuzione del reddito). Nonostante la struttura sociale sia ancora fragile, come rappresentato dai tassi alti di povertà, è presumibile che gli effetti più negativi della crisi possano essersi già fatti sentire in molti Paesi della regione.

Davide Tentori

Filippine: attacco politico nella regione di Maguindanao

Ventuno persone sono state trovate uccise nella città di Buluan, a 930 chilometri da Manila, nella provincia a maggioranza islamica di Maguindanao nelle Filippine. La strage sarebbe avvenuta in seguito a un rapimento di massa, che ha coinvolto circa quaranta persone, tra cui alcuni giornalisti. L'attacco, sferrato nella mattinata di lunedì 23 novembre, sembra avere una matrice politica. Tra le vittime vi sono, infatti, la moglie e due fratelli di un candidato alle elezioni per il governatorato della regione, Esmael Mangudadatu. Questi afferma che la moglie e i fratelli si stavano recando a consegnare i documenti necessari per la propria candidatura alle prossime elezioni di maggio 2010. Secondo il portavoce della polizia, il tenente colonnello Romeo Brawner, all'azione avrebbe partecipato un centinaio di uomini armati, sospettati di essere sostenitori della famiglia di Datu Andal Ampatuan, rivale politico di Mangudadatu. Le due famiglie sono protagoniste da lungo tempo di una dura faida per il controllo politico della regione.

Il presidente filippino, Gloria Macapagal Arroyo ha promesso un'azione urgente da parte del governo. La polizia nazionale filippina (Philippine National Police – PNP) ha subito avviato le ricerche dei responsabili della strage. Secondo i primi accertamenti, le vittime sarebbero state rapite nella città di Buluan e trasferite in un villaggio di montagna, dove sono state poi uccise. Sono ancora in corso la ricerca e l'identificazione di altre possibili vittime.

Le elezioni filippine sono sempre state caratterizzate da un aspro clima di violenza. La corsa alle elezioni del maggio 2010 è iniziata la settimana scorsa, con l'apertura alla consegna delle candidature, sia per le elezioni nazionali, sia per quelle locali. La campagna elettorale avrà ufficialmente inizio nel mese di febbraio per le elezioni nazionali e nel mese di marzo per le locali. La PNP è stata incaricata di collaborare con le forze armate, la commissione elettorale e i governi locali per aumentare le misure di sicurezza in tutto il paese al fine di evitare il ripetersi di nuove violenze di matrice politica.

Cristina Passeri

Romania: presidenziali al ballottaggio, sarà scontro tra Basescu e Geoana

Sarà il ballottaggio del 6 dicembre prossimo a consacrare il nuovo Presidente della Romania. L'apprezzabile affluenza alle urne (53,52%) alle elezioni di domenica 22 novembre, ha conferito al Presidente uscente Traian Basescu, leader del Partito Democratico Liberale PDL, il 32,8% dei voti, insufficiente per conservare la carica. Verrà quindi sfidato al secondo turno da Mircea Geoana, esponente del Partito Socialdemocratico PSD, che ha ottenuto il 29,2%.

Il voto avrà grande rilevanza per il paese. Non si tratterà solo di scegliere tra Basescu, che forte di avere trainato il paese dentro l'UE, si è fatto rappresentante in campagna elettorale della necessità di 'evoluzione' della nazione attraverso la lotta alla corruzione (al primo posto fra i membri UE), e Geoana, 'l'uomo del dialogo', che si è impegnato nel rilancio economico del paese attraverso ingenti investimenti statali. La crisi finanziaria internazionale infatti, ha colpito duramente anche l'economia rumena, bloccando il periodo di crescita di cui stava godendo e aumentando la disoccupazione (ormai oltre il 7%). Il nuovo Presidente avrà altresì il compito fondamentale di investire un nuovo premier, in grado di nominare un nuovo esecutivo. La sfida sarà uscire dalla fase di stallo politico in cui si trova il paese dalla caduta dell'ultimo governo di centro-destra, riuscendo a portare a termine le riforme richieste dal Fondo Monetario Internazionale per ottenere il prestito di 13 miliardi di euro richiesto da Bucarest.

Nella vittoria dell'uno o dell'altro candidato, potrebbe rivelarsi determinante la scelta dell'elettorato liberal-democratico di Crin Antonescu, arrivato terzo al voto di domenica (20,7%). Probabile quindi l'intensificarsi delle comunicazioni con il PNL nelle prossime settimane, da ambo le parti. Seguendo l'attuale configurazione parlamentare inoltre, il nuovo Presidente si troverà in una situazione di coabitazione. La conoscenza della reticenza di Basescu su questa ipotesi, da parte di un elettorato insoddisfatto e scoraggiato, potrebbe favorire Geoana al momento del voto.

Francesca Torchia

Iraq: si allontanano le elezioni e crescono l’instabilità e la possibilità di nuovi attentati

Dopo l’accordo sulla legge elettorale irachena, raggiunto appena due settimane fa (l’8 novembre), si complica nuovamente la questione legata alle prossime elezioni del gennaio 2010, in seguito al veto posto sulla stessa legge dal vice-Presidente Tariq al-Hashemi. Per la Costituzione irachena, infatti, qualsiasi dei tre membri del Consiglio Presidenziale (composto dal Presidente Jalal Talabani e due vice-Presidenti), può apporre il proprio veto su una legge emanata dal Parlamento, in modo tale da rimandarla alla Camera legislativa, dove dovrà essere approvata da una maggioranza del 60%. Al-Hashemi, un sunnita, contesta in particolare il primo articolo della legge in questione, che non darebbe abbastanza peso agli iracheni all’estero ed alle minoranze.

Anche lo stesso Presidente Talabani ha dichiarato di voler dar emaggiore rappresentanza alle minoranze, alzandone il numero di seggi in Parlamento. In maniera particolare, si riferirebbe ai Cristiani e agli iracheni espatriati, avendo intenzione di attribuire a tutte queste minoranze il triplo deo seggi attuali, passando dal 5% del totale al 15%. La questione è molto importante per gli interessi sunniti, rivendicati dal vice-Presidente al-Hashemi. Come conseguenza della caduta del regime di Saddam, a maggioranza sunnita, infatti, la gran parte degli iracheni che hanno lasciato il Paese sono proprio dei sunniti. E’ facile comprendere quanto sia importante per la comunità sunnita in Iraq recuperare i voti degli Iracheni all’estero nel ridefinire gli equilibri del Paese.

Nonostante il Primo Ministro Nour al-Maliki abbia accusato al-Hashemi di voler destabilizzare il processo elettorale, costituzionalmente la sua decisione dovrebbe essere accettata e la legge dovrebbe tornare in Parlamento. Ciò vorrebbe dire quasi sicuramente uno slittamento delle elezioni previste per il 18 gennaio e una crescita del clima di instabilità ed incertezza in Iraq. All’orizzonte, se le elezioni dovessero saltare a data da definirsi, si prospetterebbe una nuova stagione di terrorismo e violenza, nell’attesa di determinare le nuove influenze in Iraq. La tornata elettorale potrebbe porre in parte fine all’instabilità, ma se tale appuntamento dovesse slittare ulteriormente, il Paese potrebbe assistere a nuovi squilibri, a tutto vantaggio della comunità sunnita, anche di quella più estremista collegata con al-Qaeda ed i suoi affiliati.

Stefano Torelli
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