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Terrorismo: i rifugi del jihadismo in Asia centro-meridionale, in Medio Oriente e in Africa
La ricerca e il consolidamento di rifugi sicuri e di basi strategiche da cui pianificare e condurre le proprie azioni, è una questione di rilevanza centrale per i movimenti jihadisti e per Al Qaeda. Essi offrono infatti, una serie di vantaggi che permettono all’organizzazione di Bin Laden e ai gruppi islamici radicali ad essa affiliati, di inserirsi in molteplici contesti a loro favorevoli - generalmente caratterizzati da instabilità politica, scarsa sicurezza, estrema povertà, presenza di truppe militari occidentali – e soprattutto di internazionalizzare e decentralizzare la propria lotta sia contro il nemico lontano, l’Occidente, che contro il nemico vicino, i regimi considerati apostati. Recentemente, Al Qaeda e i gruppi jihadisti, invece che concentrare la propria attenzione su un determinato territorio, hanno cercato di creare diversi “safe havens”, in modo da poter condurre le proprie azioni in modo continuativo anche quando vengono sconfitti in uno di essi. Attualmente i rifugi sicuri, i fronti aperti del jihadismo globale sono concentrati in particolar modo in Aghanistan, Pakistan, Iraq, Arabia Saudita, Maghreb, Yemen e Somalia. Tutti paesi in cui le derive del radicalismo islamico vengono sfruttate da Al Qaeda e dai gruppi ad essa affiliati per affermarsi e per destabilizzare sia gli antagonisti locali che quelli occidentali.
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Giorgia Assensi
(14 dicembre 2009)
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