Weekly Analysis: 43/2009
Guinea: l’agguato al Capo della giunta militare, nuovi scenari di crisi e di distensione - America Latina: le elezioni presidenziali in Cile e Bolivia - Grecia: aumentano le tensioni per il possibile fallimento finanziario - Siria: Damasco al centro delle mire terroristiche?
Equilibri.net (15 dicembre 2009)
Guinea: l’agguato al Capo della giunta militare, nuovi scenari di crisi e di distensione
L’aggressione si inserisce in un cilma di crescente tensione tra i responsabili della giunta e segue alla pressione internazionale che preme sul governo dopo il massacro di fine settembre in occasione di una manifestazione democratica nelle vie della capitale Conakry. Il ferimento del leader guineano in una zona retta da un alto ufficiale fedele a Camara e a capo della repressione militare di Conakry, manifesta un montante malessere in una parte dell’esercito guineano. All’agguato è seguita una prima operazione di ripulitura dei quadri militari che hanno mostrato un graduale distacco dalla direzione del governo. L’ampiezza e la profondità di questa operazione non indicheranno soltanto il livello di opposizione che è cresciuto nei comandi militari, ma definiranno un probabile punto di rottura tra un’ala dell’esercito che rimarrà fedele a Camara e un’altra che potrà defezionare e dichiarare guerra alla giunta con l’appoggio di buona parte della popolazione. A questo punto la guerra civile potrebbe essere il naturale sbocco in un contesto politico-militare che dalla morte dell’ex Presidente Lansana Conté nel dicembre 2008 e dall’ascesa ai vertici dello Stato di Camara ha visto il sovrapporsi di una pluralità di attori interni (soldati, società civile, movimenti di opposizione) ed esterni. Questi ultimi - in particolare le Nazioni Unite che hanno inviato una Commissione di inchiesta sui fatti dello scorso settembre, la Francia e l’UE che hanno imposto sanzioni alla giunta - potrebbero contribuire a definire in una situazione di plausibile divaricazione militare la misura dello scontro che si profila in Guinea e che potrebbe destabilizzare, in caso di una escalation, i paesi vicini (Liberia, Sierra Leone e Costa d’Avorio) impegnati in processi di transizione democratica.
L’agguato a Camara, che per cure mediche è stato trasferito in Marocco, potrebbe essere utilizzato dalla comunità internazionale per ottenere dalla giunta, fragilizzata dall’allontanamento del suo leader e divisa al suo interno, l’introduzione di quei meccanismi di stabilizzazione che il governo ha sinora negato, tra cui in primis il passaggio democratico a un governo civile tramite elezioni libere. Inoltre, il trasferimento all’estero di Camara potrebbe favorire il suo esilio e consentire l’avanzamento ai vertici militare di un leader più dialogante. Tuttavia, questa possibilità dipenderà anche dalla reazione militare della giunta, dalla solidità al suo interno e dal grado di fidelizzazione a Camara da parte dell’esercito.
Alessio Fabbiano
America Latina: le elezioni presidenziali in Cile e Bolivia
In Bolivia, Morales è stato eletto con il 63% dei suffragi, una percentuale molto alta che lo distanzia fortemente dal principale candidato dell'opposizione, Manfred Reyes-Villa del partito Plan Progreso Bolivia-Convergencia Nacional, il quale ha ottenuto il 27%. La formazione politica di Morales, il Movimiento Al Socialismo (MAS), ha guadagnato 85 seggi alla Camera dei Deputati contro 45 dell'opposizione e 25 in Senato contro undici. La vittoria è stata ancora più netta nelle province più povere del Paese (per esempio in quella della capitale La Paz Morales ha ottenuto il 78% delle preferenze), mentre Reyes-Villa ha vinto solamente nelle province più ricche di Beni, Pando e Santa Cruz, che erano state il teatro circa un anno fa di disordini e proteste contro il Governo.
Evo Morales, che ha potuto contare sull'appoggio degli indios impegnati nell'agricoltura, che costituiscono la maggior parte della popolazione, potrà ora governare fino al 2015. I due terzi dei seggi in Parlamento consentiranno al Presidente di agire in ogni campo senza aver bisogno anche dei voti dell'opposizione e di nominare i membri del Tribunale Costituzionale, la Corte Suprema e la Corte Elettorale. Anche in Cile sono stati rispettati i pronostici e il candidato del centrodestra Sebastian Piñera ha ottenuto la maggioranza relativa con il 44% dei suffragi. Eduardo Frei, leader della Concertación, la coalizione di centrosinistra, si è attestato sul 30,5%, mentre il socialista Marco Enríquez-Ominami, il candidato “outsider” in seguito alla scissione dalla Concertación, ha ottenuto il 19%.
L'interpretazione dei due esiti elettorali è differente. In Bolivia, la rielezione di Morales, sulla cui regolarità sembra che non si possa dubitare, è indice del successo che le sue politiche redistributive e di nazionalizzazione delle materie prime hanno avuto negli strati più poveri della popolazione, in un Paese come la Bolivia tra i più arretrati del continente sudamericano. Il voto conferma tuttavia la frattura tra le province più ricche e quelle più povere. In Cile, invece, emergono due fattori. Il primo è il fatto che, nonostante la forte approvazione per la Presidente uscente Bachelet, l'elettorato ha premiato Piñera segnalando che nel Paese la maturazione della democrazia permette l'alternanza. Il secondo è che Frei è stato penalizzato dalla frattura di Enríquez-Ominami ma anche dal suo scarso appeal. L'esito del ballottaggio tuttavia non è ancora del tutto segnato.
Davide Tentori
Grecia: aumentano le tensioni per il possibile fallimento finanziario
Tra i paesi europei dove la crisi economica mondiale ha colpito più duramente, la Grecia s'inserisce nelle prime posizioni insieme ad altri paesi come Irlanda e Italia, che devono fronteggiare, come del resto il governo di Atene, alte percentuali di deficit di bilancio e debito pubblico (rispetto al PIL). Tuttavia, sembra proprio che all'interno dei due paesi sopramenzionati e a differenza della Grecia, un sistema bancario più solido ed intraprendente sia riuscito ad ammortizzare gli effetti della spirale economica negativa, attuando considerevoli operazioni nei mercati finanziari dell'Europa Centro-Occidentale e del Baltico preclusi alle banche greche già fortemente indebitate nei confronti della Banca Centrale Europea che vanta un credito di 40 miliardi di euro nei confronti di Atene.
In questo contesto alcuni analisti hanno in sostanza delineato un quadro che offre una tripla linea d'azione per uscire dalla crisi: la prima consiste nella forte riduzione della spesa pubblica per la finanziaria del 2010 che tuttavia sembra improbabile possa essere realizzata a causa della già alta conflittualità sociale, la seconda, prevede l'abbandono dell'Euro e il ritorno alla Dracma, sebbene anche in questo caso si solleverebbero grossi problemi di competitività rispetto ai paesi confinanti (che potrebbero accelerare il processo verso l'adozione dell'Euro), la terza, quella che attualmente sembra più probabile, mira alla concessione di ulteriori sovvenzioni da parte delle istituzioni europee monetarie sebbene, anche in questo caso, paesi come la Germania potrebbero opporre un netto veto al riguardo.
Gabriele Parachini
Siria: Damasco al centro delle mire terroristiche?
Secondo la ricostruzione data da Sammour, infatti, non si sarebbe trattato di una bomba, ma dello scoppio di una bombola di gas presso un dstributore, a sua volta causato dalla scoppio di un pneumatico che l’autista dell’autobus stava gonfiando in quel momento. Secondo testimoni oculari, però, si sarebbe trattato di una bomba e le vittime sarebbero state più di dieci. Le stesse immagini dell’autobus colpito sembrebbero suggerire proprio la versione dell’attentato, vista la distruzione della parte posteriore del veicolo. Inoltre, ad alimentare i sospetti dell’attentato, vi è la coincidenza con la presenza a Damasco del Capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale dell’Iran, Saad Jalili.
Non sarebbe la prima volta, del resto, che Damasco nasconde fatti scomodi alla pubblica opinione, come già successo nel caso del bombardamento israeliano di un sospetto sito nucleare nel settembre del 2007. La Siria è da sempre ritenuta un posto molto sicuro e, da questo punto di vista, la notizia di un attentato potrebbe mettere in cattiva luce e screditare il governo di Assad. Inoltre, un eventuale attentato potrebbe mettere in crisi i rapporti tra la Siria e Teheran, con l’obiettivo di isolare ulteriormente l’Iran.
Stefano Torelli



