Weekly Analyses 37/2007
Zimbabwe: crescono le tensioni interne - Stati Uniti: le conseguenze del veto di Bush allo State Children’s Health Insurance Program - Pakistan: Musharraf vince le elezioni presidenziali - Ucraina: la Gazprom minaccia una nuova sospensione della fornitura di gas - Arabia Saudita: il significato della Conferenza di pace autunnale
Equilibri.net (08 ottobre 2007)
Zimbabwe: crescono le tensioni interne
D’altro canto, la rimasta affidabilità del paese è definitivamente scossa dall’approvazione alla prima votazione nella Camera dell’Indigenisation and Economic Empowerment Bill, ultima tappa del processo iniziato nel 1997 con quella riforma agraria che ha visto la confisca delle terre in mano ai latifondisti bianchi e la loro ridistribuzione autoritaria a favore dei veterani della guerra di liberazione, lanciando l’economia del paese nel caos ed inaugurando l’attuale fase di isolamento internazionale. La legge contemplerà, qualora approvata in Senato, il passaggio del 51% delle aziende nazionali e straniere alla popolazione di colore discriminata dal colonialismo. Si ritiene tuttavia che l’atto legislativo produrrà una limitata fuga di capitali, operando già le imprese straniere a basso profilo, ma la protesta dell’MDC, che vede la legge non in linea con i negoziati di Pretoria, è stata inevitabile.
Se da un lato si registra una sempre maggiore apertura in seno al partito di governo, crescono tuttavia le tensioni, anche nei confronti dell’MDC, in vista del summit di dicembre, dove lo ZANU-PF deciderà o meno di ricandidare Mugabe alla carica presidenziale. Un intervento regionale della SADC, più incisivo rispetto all’attuale mediazione, appare ora quanto mai necessario ed inevitabile, in particolare attraverso la supervisione delle procedure di registrazione degli elettori e del regolare svolgimento delle elezioni di marzo.
Massimo Corsini
Stati Uniti: le conseguenze del veto di Bush allo State Children’s Health Insurance Program
Le ragioni del presidente all’applicazione del veto sono di carattere politico ed ideologico; Bush ha dichiarato infatti che il veto è stato deciso per mantenere sotto controllo le spese federali e perché un incremento dei finanziamenti potrebbe far aumentare il numero di coloro i quali chiedono un sistema sanitario controllato dal Governo federale. La reazione dei Democratici e di alcuni tra i Repubblicani moderati è stata durissima e anche l’opinione pubblica considera il veto posto dal presidente come un atto di crudeltà, vista la contemporanea richiesta di stanziamenti per 42 miliardi di dollari destinati alle truppe in Iraq.
La scelta politica del presidente statunitense sembra essere molto rischiosa poiché il paese e gli stessi rappresentanti del Partito Repubblicano chiedono con insistenza che venga approvata la proposta. Scelte impopolari in materia di sanità pubblica e gestione della situazione irachena hanno allontanato sempre più il presidente americano non solo dal gradimento dell’opinione pubblica ma anche degli stessi Repubblicani moderati al Congresso, che potrebbero decidere di affiancare i Democratici nelle votazioni su alcune questioni fondamentali come la richiesta di ritiro immediato delle truppe statunitensi dall’Iraq.
Simone Comi
Pakistan: Musharraf vince le elezioni presidenziali
Secondo quanto da lui stesso promesso, Musharraf dovrebbe rinunciare all'incarico di Capo dell'Esercito entro il 15 novembre, ovvero prima della scadenza del suo attuale mandato. Ciò dovrebbe consentire di giungere alle elezioni parlamentari di gennaio in un clima meno avvelenato.Il 5 ottobre Musharraf ha siglato un'accordo di riconciliazione nazionale con il quale assolve l'ex-Primo Ministro, Benazir Bhutto, e altri politici da tutte le accuse di corruzione; una manovra con la quale il Presidente tenta di creare un asse di alleanza tramite il quale allargare il proprio supporto parlamentare. Il rientro della Buttho dall'esilio che si era auto-imposta per sfuggire agli arresti è previsto per il 18 ottobre. La cinquataquattrenne leader del Pakistan People Party, ha richiestp a Musharraf di lasciare l'incarico di Capo dell'Esercito e di modificare la Costituzione in modo che possa candidarsi per un terzo mandato come Primo Ministro. Sembra, infatti, che proprio la carica di Primo Ministro sia la moneta con cui Musharraf ha promesso di “pagare” la propria permanenza al vertice dello Stato.
Desk Asia
Ucraina: la Gazprom minaccia una nuova sospensione della fornitura di gas
La minaccia della Gazprom non avrebbe, però, avuto un effetto così dirompente all’interno della scena politica ucraina se fosse giunta a governo già formato. Molto probabilmente, perciò, la decisione della compagnia è diretta a cercare di influenzare direttamente le consultazioni post elettorali. Il nuovo primo ministro giocherà, infatti, un ruolo fondamentale nella rinegoziazione degli accordi stipulati nel 2006. Se Yanukovich dovesse essere riconfermato a capo del governo, infatti, gli accordi precedenti verrebbero mantenuti e la RosUkrEnergo, joint venture russo – ucraina, che fa da intermediario tra il governo di Kiev e la Gazprom per la fornitura di gas non rischierebbe di essere estromessa. La situazione muterebbe, però, sensibilmente qualora primo ministro dovesse diventare la Tymoschenko. Quest’ultima non ha, infatti, mai fatto mistero della sua contrarietà agli accordi presi nel 2006 e soprattutto del suo considerare la RosUkrEnergo alla stregua di un’organizzazione criminale. Quale che sia il nuovo esecutivo, però, è da escludere una nuova rottura con la Gazprom poiché l’accordo con il Turkmenistan che consentiva una diversificazione nella politica energetica ucraina non è stato più rinnovato e anche il gas proveniente dalla repubblica centro-asiatica deve ora transitare via Mosca.
Felice Di Leo
Arabia Saudita: il significato della Conferenza di pace autunnale
Nonostante l’ottimismo esibito dal Presidente Bush nelle sue dichiarazioni circa la conferenza, cui dovrebbero partecipare anche molti Paesi della Lega Araba (tra cui Libano e Siria), la prospettiva potrebbe cambiare dopo la mossa di Riyad. Ancora una volta gli Stati Uniti sembrano costretti a dover pagare il prezzo della loro politica mediorientale degli ultimi anni, caratterizzata da un eccessivo appoggio a molti e diversi attori presenti sulla scena, a volte persino specularmente contrastanti tra loro.
Anche se i rapporti tra USA e Iran restano segnati dall’ostilità e la tensione, infatti, allo stesso tempo l’amministrazione Bush ha realizzato da tempo che un coinvolgimento di Teheran, nella speranza di dare stabilità al Medioriente, resta inevitabile. In questo senso alla vigilia dell’estate scorsa e poi in agosto si sono svolti i primi incontri ufficiali tra rappresentanti diplomatici delle due parti. Non solo in Iraq e Palestina, ma anche in altri punti strategici come il Libano, lo Yemen e l’Afghanistan non si potrebbe arrivare ad un compromesso che non tenga in considerazione l’Iran. E’anche questa consapevolezza che porta alcuni “falchi” a considerare l’idea di un cambio di regime a Teheran. Riyad, che come contropartita ha ricevuto ingenti aiuti militari ed economici per contrastare la potenza iraniana (fatto che ha provocato a sua volta le proteste di Gerusalemme), sembrerebbe adesso spingersi oltre e non essere disposta ad accettare che l’influenza di Teheran possa estendersi ulteriormente. Potrebbe essere questo il senso delle minacce di ritiro dalla conferenza.
Stefano Torelli



