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Algeria - Italia: nel progetto GALSI molti vantaggi reciproci

Nel grande gioco delle connessioni energetiche europee molta attenzione è stata riservata alle condutture che provengono dalla Russia e dai Paesi del Caucaso. Paesi non molto vicini all’Italia, e sicuramente più lontani rispetto all’Algeria, ricca di gas e petrolio e desiderosa di espandere la sua produzione e la vendita delle sue risorse per sostenere il suo sviluppo economico. Gli interessi dell’Italia e dell’Algeria hanno trovato un punto d’incontro nella costruzione del GALSI, il gasdotto che collegherà i due Paesi attraverso la Sardegna.

Umberto Profazio

Equilibri.net (14 maggio 2010)

La crisi economica e le risorse naturali

La crisi economica del 2007 ha affossato le economie dei Paesi occidentali creando all’interno dei sistemi produttivi degli Stati industrializzati una depressione economica simile a quella del 1929. Mentre in Europa, negli Stati Uniti ed in Giappone dopo due anni ci si trova ancora in una fase di transizione particolarmente delicata, la cosa che salta più agli occhi è la crescita dei Paesi in via di sviluppo, in particolar modo di quelli che hanno a disposizione ingenti risorse naturali da sfruttare. Se il caso della Russia è emblematico al riguardo, non può certo sottovalutarsi la crescente influenza di alcuni Paesi del Maghreb che possono contare su giacimenti di gas e di petrolio tanto più preziosi per far decollare le proprie economie, quanto indispensabili per sostenere la ripresa economica dei Paesi industrializzati in crisi. Tra questi un ruolo di primo piano spetta sicuramente all’Algeria.

La Repubblica Democratica Popolare, guidata da Abdelaziz Bouteflika, dopo aver affrontato i sanguinosi anni della guerra civile degli anni’90, ha sviluppato una politica economica non troppo basata sul libero mercato, quanto sulle necessità più stringenti della comunità algerina. Eletto Presidente nel 1999 infatti Bouteflika ha lanciato il suo primo piano quinquennale, che echeggia gli standard tipici dell’economia pianificata del socialismo reale. il Presidente del Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), ottenuta la rielezione nel 2004, ha presentato un piano quinquennale soprannominato Piano Complementare di Crescita Economica. In questo nuovo piano si è dato maggiore spazio all’occupazione ed all’importanza della gestione delle fonti energetiche petrolifere e del gas naturale, affidate alla compagnia di Stato Sonatrach, presieduta da Mohamed Meziane. La ricchezza di risorse energetiche algerina è immediatamente evidente ove si tenga conto che l’Algeria è il 17° Paese produttore al mondo di petrolio (le sue riserve petrolifere sono stimate in 12,2 miliardi di barili), ed il 10° Paese produttore di gas (riserve stimate di 4500 miliardi di metri cubi). Ed è proprio grazie alla gestione redditizia di tali risorse, che l’Algeria sta diventando un protagonista della politica energetica mondiale.

Il progetto GALSI e l’interesse della Regione Sardegna

Per sfruttare al meglio le sue risorse energetiche l’Algeria ha bisogno delle infrastrutture necessarie per poter vendere il proprio gas nel Vecchio Continente. E vista la lontananza sia fisica che psicologica con l’ex madrepatria francese, è l’Italia il partner principale per Algeri. Nell’Italia infatti Bouteflika ha trovato un interlocutore attento ed interessato, non solo per via del gioco di alleanze mediterraneo, ma anche per la necessità endemica dell’Italia di incrementare le proprie importazioni di gas e di diversificarle. Se infatti il partner principale di Roma, sia in termini energetici, che economici sembra essere la Russia di Putin e Medvedev, il collegamento con l’Algeria è da considerarsi strategico per l’Italia, per evitare di essere legata ad un unico fornitore, con tutti i rischi che ne conseguono. Proprio da questo ragionamento nel 2007 è nato l’accordo tra il Presidente Bouteflika e l’allora Presidente del Consiglio Romano Prodi sull’estensione dei contratti di fornitura di gas algerino all’Italia.

Tra i vari accordi fu firmato anche un protocollo tra l’ex Ministro per lo Sviluppo economico Bersani e l’attuale Ministro algerino Chabik Khelil, che ha previsto la costruzione di un gasdotto in grado di trasportare il gas algerino in Italia. Si tratta del GALSI, acronimo di Gasdotto Algeria-Sardegna-Italia. L’inclusione della Regione sarda in questo trinomio è stata resa esplicita il 23 novembre 2009 a Cagliari durante il Convegno “Il Gasdotto GALSI, nuova energia per la Sardegna”. Il convegno è stato organizzato da GALSI appunto, che in questo caso è da intendersi come il consorzio incaricato di costruire il gasdotto stesso. Il consorzio, di cui è Presidente Roberto Potì ed il cui amministratore delegato è l’algerino Mohamed Yousfi, è controllata al 36% dall’algerina Sonatrach, per il 18% da Edison, per il 13% da Enel, per il 13,5% dal gruppo tedesco Wintershall, per il 9% da Hera e per il 10% dalla Sfirs, finanziaria della Regione Sardegna. Regione Sardegna che ha il problema di variare il mix energetico dell’isola, troppo squilibrato verso i prodotti petroliferi. In base ai dati forniti al Convegno citato dall’Associazione Italiana degli Economisti dell’energia (AIEE), i prodotti petroliferi costituiscono il 77% delle fonti energetiche sarde, mentre i combustibili solidi contribuiscono ad un 19% circa. Una debolezza strutturale causata dall’assenza di una rete del gas da Cagliari in su, e che comporta rischi e costi in termini di inquinamento ambientale. Se si pensa che sul restante territorio nazionale italiano il mix energetico è costituito da combustibili solidi per il 9%, da prodotti petroliferi per il 43% e dal gas naturale per il 36% si capisce subito che la Sardegna sarà la principale beneficiaria del progetto in questione.

Ne beneficerà anche la Snam ReteGas, a cui sarà affidata la costruzione del tratto italiano del GALSI, e che dovrà realizzare la diffusione capillare del gas nel territorio sardo, completamente sprovvisto di metano. I dati dell’AIEE ci dicono infatti che su 452 milioni di tonnellate di CO2 emesse in Italia circa 16 milioni provengono dalla sola Sardegna a causa proprio della eccessiva dipendenza dalle risorse petrolifere. Il gas algerino consentirebbe in un periodo di dieci anni circa (entro il 2020) di riequilibrare la bilancia energetica della Regione autonoma in base ad un 39% di combustibili solidi, 22% di prodotti petroliferi, 24% di gas e 15% di rinnovabili. Una scelta più verde, certificata anche da Legambiente, grazie soprattutto all’afflusso di gas algerino, che consentirà di far risparmiare sia le famiglie che le imprese sarde (consentendo a queste ultime di abbattere i prezzi e migliorare la competitività), di diminuire le emissioni di CO2 di 2,5 milioni di tonnellate (circa il 20% delle emissioni attuali, secondo quanto dichiarato da Potì) e degli altri inquinanti, e di creare nuova occupazione fino a 10.000 nuove unità, di cui il 60% fisso ed il 40% stagionale.

I vantaggi reciproci di Italia e Algeria

La costruzione del gasdotto, che inizierà nel 2014, prevede un tragitto di 900 km di cui 600 km offshore divisi in due parti: la prima da El-Kala, sulla costa algerina, fino a Porto Botte, a sud di Cagliari; e la seconda da Olbia fino alla toscana Piombino, dove GALSI si connetterà con la rete nazionale dei gasdotti. Il progetto costerà 3 miliardi di euro, avrà una capacità di trasporto di 8 miliardi di metri cubi l’anno e toccherà una profondità sottomarina di 2.824 metri nel Canale di Sardegna, segnando il record mondiale di profondità.

Ma a parte i dettagli tecnici, quello che più conta è il vantaggio reciproco di Italia ed Algeria. Per l’Italia si tratta di gestire milioni di metri cubi di gas, sia per soddisfare i bisogni interni di produzione energetica, sia per alleggerire il costo della bolletta per le imprese ed i consumatori sardi, che potranno sicuramente risparmiare grazie al metano. L’analisi critica di molti analisti prevede la trasformazione dell’Italia, e della Sardegna in particolare, in un crocevia importante per la gestione del flusso di gas dal Nord Africa: degli 8 miliardi di metri cubi annui che passeranno attraverso GALSI infatti, 2 saranno di competenza di Edison e di Enel ed 1 di Hera (Sonatrach ne avrà invece 3). E’ancora presto per dire se l’Italia sarà il nuovo hub fondamentale del gas dell’Unione europea nel Mediterraneo, considerato il vantaggio della Grecia in termini di vicinanza alle sorgenti di gas del Caspio, ma è certo che la costruzione di GALSI consentirà al nostro Paese di fare molti passi in avanti in questa speciale classifica, poiché consentirà di commercializzare il gas nel mercato italiano e di venderlo anche ad altri operatori all’interno del mercato europeo (si pensi soprattutto ai Paesi che si affacciano sulla sponda settentrionale del Mediterraneo).

Per l’Algeria il vantaggio è la possibilità di saggiare la redditività del mercato europeo del gas grazie ad un flusso diretto dal proprio territorio. Si tratta quindi di avere uno sbocco immediato nel ricco e promettente mercato europeo, in modo da massimizzare la posizione privilegiata di fornitore naturale di gas. Fare forza sulla propria posizione di fornitore del mercato europeo, puntando a divenire primo fornitore dei Paesi europei mediterranei. E se si seguono le indicazioni fornite dal Ministro dell’energia algerino Chabib Khelil, che ad inizio novembre ha sostenuto la necessità di creare una OPEC del gas per coordinare i principali Paesi produttori, non può che constatarsi che l’Algeria è divenuta sempre più consapevole della propria preziosa risorsa e intende sfruttarla per far decollare uno sviluppo economico che ancora tarda ad arrivare.

Conclusione

In conclusione, per l’Italia il GALSI rappresenta un’opera importante, in grado di creare un’alternativa all’approvvigionamento proveniente esclusivamente dai Paesi dell’Est e dal Mar Caspio in generale. Senza addentrarci più di tanto nei costi delle materie prime, difficilmente prevedibili nel breve ed a maggior ragione nel lungo periodo, si può senz’altro analizzare il costo di realizzazione dei vari gasdotti: il prezzo del GALSI è, come detto, di 3 miliardi di euro, circa il doppio rispetto al Trans Adriatic Pipeline (TAP, 1,5 miliardi di euro) ed il triplo dell’Interconnector Italy Greece (IGI, 1,1 miliardi di euro), ma sicuramente inferiore rispetto alle opere faraoniche del Nabucco o del South Stream, di più difficile realizzazione.

Il GALSI inoltre ha la stessa portata dell’IGI (per entrambi è prevista una capacità di 8 miliardi di metri cubi), ma inferiore al TAP (che a pieno regime trasporterà 20 miliardi di metri cubi). Con la differenza fondamentale che sia l’IGI che il TAP non partono da Paesi esportatori di gas, ma dalla Grecia, Paese di mediazione energetico che attende le sue forniture dall’instabile regione del Caucaso. Mentre il GALSI consente una fornitura diretta dal produttore all’esportatore senza passaggi obbligati. E già questo può considerarsi un vantaggio fondamentale.
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