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Weekly Analyses – 20/2008

Repubblica Democratica del Congo: arrestato l’ex vice-Presidente Bemba - Stati Uniti: approvato dal Senato il disegno di legge contro il narcotraffico - Pakistan: riforme costituzionali limiteranno il potere di Musharraf - Francia-UE: Sarkozy a Varsavia, rilancio per l'Europa della difesa? - Libano: Michel Suleiman eletto nuovo Presidente della Repubblica

Equilibri.net (26 maggio 2008)

Repubblica Democratica del Congo: arrestato l’ex vice-Presidente Bemba

Jean-Pierre Bemba Gombo, ex vice-Presidente congolese e maggiore leader dell’opposizione dopo le ultime elezioni del 2006, che consegnarono il Paese all’attuale Presidente Joseph Kabila, è stato arrestato a Bruxelles sabato notte. L’ordine di arresto è arrivato dalla Corte Penale Internazionale, per richiesta del Procuratore Moreno-Ocampo. L’ex leader del Movimento per la Liberazione del Congo (MLC) è accusato di aver commesso crimini di guerra e contro l’umanità nella Repubblica Centrafricana tra l’ottobre del 2002 ed il marzo del 2003. Nello specifico le accuse sono di stupro e tortura per quanto riguarda i crimini contro l’umanità, cui si aggiungono quelle che riguardano i crimini di guerra: oltre i due reati precedenti, vi è l’offesa alla dignità umana (trattamenti umilianti e degradanti) e il saccheggio di villaggi.

Bemba aveva lasciato la Repubblica Democratica del Congo l’anno scorso, temendo per la sua vita dopo che le sue milizie erano state coinvolte in violenti scontri interni, e si era rifugiato con la sua famiglia in Portogallo. Attualmente l’ex Comandante del MLC è il primo arrestato nell’ambito dell’inchiesta della Corte Penale Internazionale sui crimini di guerra nella Repubblica Centrafricana, iniziata nel 2007. Lo stesso Tribunale Internazionale, con sede all’Aja, sta indagando anche su altri fatti di guerra in Paesi africani, come l’Uganda, la stessa Repubblica Democratica del Congo e il Sudan (per i crimini legati al conflitto in Darfur).

L’arresto di Jean-Pierre Bemba a Bruxelles, per ordine di autorità belghe, pone nuovamente il dibattito sulla responsabilità dei processi penali per crimini di guerra. Il Tribunale Penale Internazionale, attivo dal 2002, dovrebbe essere l’organo preposto dalle Nazioni Unite a giudicare questo tipo di reati, ma più volte si è posta la questione della riluttanza di alcuni Paesi a consegnare propri concittadini al Tribunale olandese. Si ripropone anche la questione dei rapporti dei Paesi africani con quelli europei, in particolar modo gli ex colonizzatori. Al momento il governo di Kinshasa ha richiamato il proprio ambasciatore a Bruxelles, creando i presupposti per una crisi diplomatica. Crisi, peraltro, già aperta recentemente, da quando il Ministro degli Esteri belga Karel De Gucht ha accusato la RDC di corruzione e violazione dei diritti umani, oltre che dei suoi rapporti con la Cina. Proprio il gigante asiatico sta diventando il partner privilegiato dei governi dell’Africa centrale, a discapito degli alleati storici, come Francia e Belgio. L’arresto di Bemba pone infatti l’accento su una distinzione fondamentale tra l’Europa e la Cina nei confronti dei Paesi africani, dal momento che Pechino, almeno fino ad ora, non ha mai vincolato i legami politico-economici al rispetto dei diritti umani e dei principi democratici.

Stefano Torelli

Stati Uniti: approvato dal Senato il disegno di legge contro il narcotraffico

E’ stato approvato dal Senato con 75 voti favorevoli e 22 contrari il progetto di legge denominato Iniciativa Merida, che prevede aiuti per 450 milioni di dollari e assistenza militare nella lotta al narcotraffico e al crimine organizzato in Messico e nel Centro America. Nella proposta approvata dal Senato statunitense sono stati inclusi 100 milioni di dollari destinati ad Haiti e alla Repubblica Dominicana affinchè i due Stati possano provvedere ad intensificare il controllo e la lotta alle attività di quei narcotrafficanti che potrebbero cercare canali alternativi a quelli normalmente usati in Messico per far giungere sostanze stupefacenti entro i confini statunitensi.

I 350 milioni di dollari destinati al Messico saranno vincolati ai risultati dell’indagine del Dipartimento di Stato che dovrà accertare l’esistenza di meccanismi per assicurare ricerche approfondite sui precedenti di coloro che riceveranno l’aiuto statunitense. La clausola è stata posta come criterio fondamentale per l’assegnazione degli aiuti a causa della diffusa corruzione in seno alle forze militari e di polizia messicane. Il Comitato Affari Esteri del Senato ha diffuso inoltre una nota in cui si chiede la creazione di un’ampia banca dati da parte dell’ambasciata statunitense di Città del Messico per poter effettuare più celermente le indagini sui membri delle Forze Armate e della Polizia messicana che parteciperanno ai programmi di Iniciativa Merida.

Da tempo il Messico e gli Stati caraibici vicini agli Stati Uniti sono il punto di transito ideale per far giungere le sostanze stupefacenti prodotte in Sudamerica nelle città statunitensi (Cfr. Stati Uniti: il mercato della droga e le ripercussioni sugli accordi politici dell’area nordamericana).In una nota ufficiale la Casa Bianca ha fatto sapere che è pronta a sostenere l’Iniciativa Merida ma si è appreso che il presidente George W. Bush potrebbere porre il veto sul progetto di legge poiché inserito in un pacchetto di programmi di carattere nazionale che prevedono tra l’altro l’aumento di aiuti per la formazione e l’impiego dei reduci di guerra. Il pacchetto, che dovrà comunque essere approvato dalla Camera dei Rappresentanti per entrare in vigore, è appoggiato da molti senatori Repubblicani e non è da escludersi che se anche il presidente dovesse decidere di porre il veto la proposta potrebbe essere approvata grazie al voto favorevole dei due terzi dei componenti del Congresso, che renderebbe operative le disposizioni contenute nel progetto di legge.

Simone Comi

Pakistan: riforme costituzionali limiteranno il potere di Musharraf

Sabato 24 maggio il Pakistan People's Party (PPP), il partito che guida la coalizione di governo, ha proposto degli emendamenti alla Costituzione che porterebbero al reinsediamento dei giudici deposti da Musharraf e limitazioni all'autorità del presidente stesso. In particolare gli emendamenti limiterebbero il potere presidenziale aumentando l'autorità del parlamento e conferendo al primo ministro il potere di scegliere i governatori provinciali e alcuni ministri importanti incluso, a quanto pare, anche quello della difesa. La proposta include anche la limitazione del mandato presidenziale a due termini e a tre anni il mantenimento della carica di giudica capo della Corte Suprema. Il PPP ha inoltre proposto lo scioglimento dell'Assemblea Nazionale, la cancellazione del potere presidenziale di deporre ufficiali governativi regolarmente eletti e il diritto di mantenere due posizioni governative allo stesso tempo.

Per essere approvate queste riforme dovranno avere il favore di due terzi del parlamento. Secondo quanto affermato da Asif Ali Zardari, co-presidente del Central Executive Committee del PPP, nonché leader del partito da quando sua moglie Benazir Bhutto e stata uccisa lo scorso dicembre, il pacchetto di riforme dovrebbe essere votato entro giugno, ma è probabile che si verificheranno dei rinvii. Intanto continuano le proteste di piazza organizzate dai gruppi che si oppongono a Musharraf, primi fra tutti i giudici che si battono per il reinsediamento di Iftikhar Mohammed Chaudhry, il quale venne destituito, insieme a molti altri giudici, da Musharraf, poco prima che la stessa Corte Suprema potesse pronunciarsi sulla legittimità dell'elezione che ha conferito il secondo mandato al presidente.La politica adottata dal PPP nei confronti del presidente sembra quella di limitarne gradualmente i poteri, evitando azioni radicali che potrebbero aggravare la già instabile situazione politica in cui versa il paese. Lo stesso Zardari ha dichiarato di preferire che Musharraf se ne vada di sua volontà, piuttosto che attuare una procedure d'impeachment. Al contrario l'ex-presidente Nawaz Sharif, leader della Pakistan Muslim League - Nawaz, il secondo partito della coalizione al governo, promuove la linea della destituzione presidente.

Cavalcando l'onda della crescente opposizione a Musharraf, Nawaz Sharif ha visto crescere la propria popolarità e non sembra intenzionato ad adottare la linea morbida nei confronti di Musharraf.La situazione è osservata con grande apprensione da Washington, dove si teme che una destituzione o anche solo una forte marginalizzazione del presidente possa portare ad un mancato supporto da parte del Pakistan nella guerra al terrorismo. In effetti il nuovo governo sembra intenzionato a seguire la via del dialogo con i ribelli islamici attivi nel paese, come testimoniato dall'accordo di cessate il fuoco nella Swat Valley siglato con i talilbani guidati dal Maulana Fazlullah. Secondo i termini dell'accordo il governo avrebbe acconsentito a ritirare le truppe e accettato l'imposizione della legge islamica.
Desk Asia e Pacifico

Francia-UE: Sarkozy a Varsavia, rilancio per l'Europa della difesa?

Il 28 maggio prossimo, il presidente francese Nicolas Sarkozy sarà a Varsavia per incontrare il presidente polacco Lech Kaczynski e il primo ministro Donald Tusk. La visita di Sarkozy arriva in un momento di stabilità politica interna nei due paesi, e in un momento quindi favorevole per rilanciare una cooperazione approfondita. I rapporti franco-polacchi, tradizionalmente stretti, si erano deteriorati in occasione della crisi irachena nel 2002-2003, allorché Varsavia, al contrario di Parigi, aveva appoggiato senza riserve l'Operazione Iraqi Freedom da parte statunitense.

Con l'uscita di scena di Jacques Chirac nel 2007, e l'arrivo all'Eliseo di Sarkozy, un forte riavvicinamento franco-polacco sulle questioni di sicurezza e difesa era apparso possibile. Sarkozy infatti sostiene da tempo che l'Unione Europea deve superare l'asse franco-tedesco per allargarlo a Regno Unito, Polonia, Spagna e Italia se vuole davvero diventare un attore geopolitico dotato di influenza e potenza militare credibile. E' probabile che la difesa sarà un argomento centrale dell'incontro di mercoledì prossimo. L'UE, in media, spende per la difesa meno (1,7% del PIL) di quanto aveva deciso di fare nel 2000 (2%) ma al contempo è alle prese con i problemi della NATO e con la proliferazione dei contesti di crisi (Sudan, Ciad, Abkhazia fra gli altri).

Parigi deve in qualche maniera rilanciare l'idea di un'Europa della difesa, pur entro il quadro euro-atlantico, e ci si può aspettare che lo faccia in questa occasione. Il mercato della difesa, così come i decisori politici europei, dovranno monitorare con attenzione possibili svolte in merito.

Desk Europa

Libano: Michel Suleiman eletto nuovo Presidente della Repubblica

Il parlamento libanese ha eletto domenica pomeriggio il generale Michel Suleiman alla presidenza della repubblica. Il comandante delle Forze Armate libanesi ha ottenuto 118 voti sui 127 disponibili. La sessione parlamentare di domenica, svoltasi nell’ottavo anniversario della “liberazione” del sud del Libano dall’occupazione israeliana, ha formalizzato l’accordo raggiunto mercoledì 21 a Doha, in Qatar, tra le principali fazioni politiche libanesi.

L’accordo di Doha, raggiunto grazie alla mediazione della Lega Araba e della diplomazia qatariota, si articola su quattro punti. L’opposizione (formata da Hezbollah, Amal, Movimento Patriottico Libero e altri gruppi minori) ha sostanzialmente ottenuto i suoi obiettivi minimi: l’adozione di una nuova legge elettorale basata sulla suddivisione territoriale in distretti invece che negli attuali ampi collegi elettorali (modifica che, sulla base dei risultati delle ultime elezioni, potrebbe far perdere all’Alleanza del 14 Marzo il suo esiguo margine di maggioranza di tre seggi) e la formazione di un nuovo governo di unità nazionale, formato da trenta ministri (sedici per l’Alleanza del 14 Marzo, undici per l’opposizione che si vede così riconosciuto un diritto di veto in seno al consiglio dei ministri e tre ministri di diretta nomina presidenziale). L’accordo ha anche ribadito il carattere “consensuale” del sistema politico libanese, soprattutto per quanto attiene agli argomenti strategici, tra cui il dispositivo armato della “resistenza nazionale”.

Nel suo discorso di insediamento, Michel Suleiman ha parlato di una nuova stagione di consenso e di unione nazionale. In attesa di vedere se troveranno conferma le voci che indicano in Saadeddine al-Hariri il nuovo primo ministro del gabinetto di unità nazionale, è tuttavia probabile che (senza contare le tensioni regionali) i giochi si concentrino già per le prossime elezioni legislative previste nel 2009, in particolare nei collegi in bilico (come Beirut Est, Metn e Baabda-Aley) dove si potrebbe determinare una nuova ricomposizione degli equilibri politici interni e intraconfessionali.

Francesco Mazzucotelli (da Beirut)
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